«Non lo perdoneremo mai. Non cerchi di avvicinarsi mentre siamo in aula. Non vogliamo vederlo. E al suo pentimento non crediamo». Stefania e Pasquale Molinaro, i genitori di Giada, studentessa varesina di 17 anni investita e uccisa da un pirata della strada il 14 settembre scorso mantengono ferma la loro posizione.
Il pirata è Flavio Jeanne, 24 anni, cuoco di origine mauriziana residente a Varese. È fuggito dopo l’incidente ed è stato arrestato il 17 settembre. Ha portato la Kia Rio con cui ha investito Giada dal carrozziere dicendo di aver investito un cinghiale. Il carrozziere si è insospettito e ha chiamato i carabinieri. Il giovane ha confessato. L’assicurazione ha offerto un risarcimento di quasi un milione di euro. I familiari di Giada l’hanno rifiutato. «Non vogliamo soldi, soltanto giustizia», hanno detto. La riflessione dei familiari della ragazza è lunga, complessa e dolorosa. «I soldi non mi ridaranno mia figlia – dice mamma Stefania – che senso ha? Tu paghi e te la cavi? No. Non è giusto. Non funziona così». Jeanne si è pentito. «Dopo l’arresto – dicono i genitori – ma prima? Prima è scappato. L’abbiamo supplicato attraverso i giornali di costituirsi. Lui è andato a far riparare la macchina ancora sporca del sangue di nostra figlia. Ha detto di aver investito un cinghiale. Un cinghiale? E noi dovremmo perdonarti?».
È Stefania, la mamma di Giada ad intervenire: «se davvero ti penti di ciò che hai fatto – spiega – vai e ti costituisci. Ti assumi le tue responsabilità. Sei scappato per paura. Non si fa. Ma facciamo finta di accettarlo. Ma poi, dopo una notte che credo sia stata d’inferno come per chiunque, vai dai carabinieri. Invece no. Fai riparare la macchina. Tenti di nascondere, perchè cancellarlo è impossibile, quello che hai fatto a mia figlia. Io penso che se ti comporti così vuole soltanto continuare a scappare. Non sai quali sono le tue responsabilità. O forse lo sai ma non te ne importa. Basta che la
tua vita resti tale e quale: tranquilla. E fa niente se mia figlia è morta». Pasquale Molinaro ha qualcosa da dire anche sulla misura applicata a Jeanne: «è uscito subito – dice il padre di Giada – è agli arresti domiciliari. Lui è a casa sua, mia figlia è morta. Voglio andarmene da Varese». L’assicurazione di Jeanne si diceva ha offerto quasi un milione di euro. «Nessun risarcimento», dicono i genitori. «Vogliamo essere dentro al processo a tutti gli effetti. Vogliamo che vedano, i giudici, cosa ci ha fatto. Uccidendo nostra foglia e scappando. Scappando via. Vogliamo che la nostra voce sia ascoltata. Con la maggior forza possibile».
La famiglia Molinaro potrebbe in ogni caso intentare una causa civile dopo la sentenza penale. «Si vedrà». In ogni caso «qualora questa causa fosse intentata difficilmente otterrebbero un risarcimento tanto elevato», spiega Corrado Viazzo, avvocato dei Molinaro. «Ci vorrebbero anni e sforzi ulteriori. Davvero in questo frangente l’interesse economico è assolutamente nullo. La famiglia Molinaro ha rifiutato un’offerta che difficilmente gli verrà riproposta. E credo ci si debba tutti fermare davanti alla loro dignità. Alla loro voglia di giustizia». Jeanne rischia dai 5 ai 12 anni. Il suo è il primo processo in provincia di Varese per omicidio stradale con aggravante di fuga e omissione di soccorso. «Speriamo – dicono i genitori di Giada – in una giustizia piena. Senza sconti, perchè a nostra figlia e a noi non ne sono stati fatti».












