Un tripudio di colori, di danze, di arte e teatro. Perché è con la cultura che si abbattono i muri, quelli dei pregiudizi e della paura per primi.
La manifestazione “Oltre i muri”, promossa dall’associazione “Yacouba per l’Africa”, è stata un successo.
Gli studenti di diverse scuole hanno realizzato una serie di performance artistiche. Il momento più forte quando in piazza della Repubblica sono stati eretti finti muri e quindi abbattuti.
«La conoscenza reciproca di culture diverse fra loro predispongono all’abbattimento di altri “muri” quali quello della diffidenza, dei pregiudizi, della paura, dell’indifferenza, dell’egoismo» ha spiega Mila Speroni, dell’associazione Yacouba.
«Si tratta a nostro parere soltanto di buon senso. Lo scopo di manifestazioni come questa è quello di preparare i giovani, i ragazzi al futuro. A un futuro senza muri». Questo il commento di Thierry Dieng, della Cooperativa Ballafon, in merito alla manifestazione di ieri mattina. «Far capire ai ragazzi che i muri non servono, anzi portano allo scontro. Serve invece un’apertura mentale, un’apertura culturale. Un’apertura sulla quale lavoriamo anche attraverso gli incontri nelle scuole per insegnare ai bambini a suonare le percussioni, ad esempio. E’ l’incontro, non lo scontro, tra due culture. Possiamo pensarla in modo diverso: l’importante è relazionarsi. Parlarsi e confrontarsi: la chiusura, i muri, fanno soltanto male». Dieng sottolinea come i bambini recepiscano perfettamente questo messaggio: «non dobbiamo nemmeno spiegarglielo. Lo sanno: sono tutti bambini, ognuno con le sue diversità, ma tutti bambini che studiano e giocano insieme. Sono loro a poterci insegnare quel buonsenso di cui parlavo. Siamo noi adulti a essere sciocchi». Dieng fa un paragone: «siamo come gemme – spiega – ogni persona che incontriamo lascia su di noi una particolare sfaccettatura. Comprendere le diversità, incontrare gli altri, ci arricchisce di centinaia di sfaccettature differenti. Ed è il taglio unico che rende davvero prezioso un diamante». Simbolico anche lo scambio di barchette al termine della manifestazione: «Per dire: siamo tutti sulla stessa barca. Impariamo a vivere insieme, altrimenti affonderemo tutti».
«È il primo anno che partecipo ad una manifestazione dell’associazione Yacouba – ha commentato Clarissa Pari, insegnante e presidente dell’associazione di Promozione sociale di Teatro in Drao – ed è stata per me un’esperienza di arricchimento. Il teatro è uno strumento sociale, che abbatte i muri. E le differenze sono a loro volta un arricchimento per l’arte. Mi piace riflettere su una frase di Italo Calvino, tratta dal Barone Rampante: “Se alzi un muro pensa a cosa lasci fuori”. Sono le paure che alzano i muri e nella breve performance con la scuola di Morosolo e Teatro in Drao abbiamo voluto alzare un muro fatto di scatole con i disegni dei bambini per rappresentare la paura della diversità o di chi non si conosce».













