«Siamo una squadra affiatata, fateci giocare la partita fino in fondo, traghettateci all’asta di marzo». Questo l’appello lanciato ai politici ieri sera, in consiglio comunale, dai dipendenti de La Quiete, presenti in massa a Palazzo Estense.
Il primo a intervenire e’ stato , dipendente della Quiete, che ha ripercorso le fasi della «telenovela La Quiete», dalla fondazione nel 1920 alla “tegola” dello sfratto esecutivo del 9 gennaio, passando per i diversi gruppi che si sono avvicendati nella gestione delle attività, la confisca delle apparecchiature del 2011, e i punti di forza della struttura – primo tra tutti il rapporto con l’utenza – che permangono nonostante tutto.
Successivamente la parola è andata a , dipendente della Quiete, che ha detto: «La decisione del giudice è legittima, ma difficile da comprendere adesso. Se fosse arrivata il 25 luglio, giorno in cui l’asta è andata deserta, quando noi 60 dipendenti sentivamo di non avere nè presente, nè futuro, avremmo capito. Ma la decisione è giunta adesso, dopo che qualcosa è cambiato, dopo che gli stipendi hanno cominciato a essere pagati, dopo che la Regione con la delibera del 5 dicembre ha dimostrato interesse verso gli ambiti da noi trattati (come per esempio i disturbi del comportamento alimentare), dopo che si è mosso l’interesse di un nuovo interlocutore».
E, ancora: «L’azienda da luglio ha cominciato a crescere, come numeri, come lavoro, come produzione e produttività. A un’azienda che si rimette in piedi va data una chance. Sparire il 9 gennaio non ci consentirebbe di giocare la partita fino in fondo. Siamo una squadra affiatata – cosa emersa anche dalla cerfificazione Iso – chiediamo alla politica di attivarsi attivamente, e di traghettarci almeno all’asta di marzo».
Il sindaco ha risposto: «Il tavolo proposto da noi, dal Prefetto e da altre istituzioni è l’occasione per pensare la casa di cura in chiave moderna, legata a un’attività sanitaria di supporto all’emergenza ospedaliera. Il tavolo dovrà essere convocato al più presto, prima di Natale, o domani o la Vigilia. La volontà di convocare il tavolo è condivisa con il presidente della Regione Roberto Maroni».
, consigliere della Lega, è intervenuto dicendo: «I lavoratori della Quiete hanno lavorato per mesi senza prendere lo stipendio per portare avanti il servizio. Dobbiamo convocare un tavolo al più presto e, se non riusciamo ad ottenere risultati con azioni legali, dobbiamo metterci al fianco dei lavoratori anche per azioni di disobbedienza».
, consigliere del Pd, ha sottolineato l’esigenza di lavorare insieme, maggioranza e opposizione, per «coniugare risorse pubbliche e private per avere un servizio più efficace ed efficiente».













