Città del Vaticano, 8 feb. (Apcom) – Chiuso nel seminario
argentino di Nostra signora redentrice di La Reja, il vescovo
lefebvriano Richard Williamson insiste. In un’intervista al
settimanale tedesco ‘Der Spiegel’ realizzata per mezzo del suo
avvocato, il presule ha spiegato che non ritratterà – come ha
espressamente chiesto il Vaticano – la sua convinzione che le
camere a gas non siano mai esistite e che nella shoah siano morte
solo due-trecentomila ebrei prima di aver trovato nuove prove
storiche rispetto a quelle che aveva consultato prima di una
intervista alla televisione svedese che ha fatto il giro del
mondo. “E quando trovo queste prove, allora rettificherò”, ha
spiegato. “Ma servirà tempo”.
Frasi che continuano a sollevare indignazione fuori e dentro la
Chiesa cattolica. Se il Consiglio centrale degli ebrei tedeschi
si è schierato a sostegno del cancelliere Angela Merkel, che
aveva criticato la decisione del Papa di revocare la scomunica a
Williamson ed altri tre vescovi lefebvriani, il presidente della
conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, ha chiesto di
scomunicare di nuovo Williamson. “Adesso nella chiesa cattolica
non vedo nessun posto per lui”, ha detto. Il direttore del
programma tedesco di ‘Radio vaticana’, intanto, denuncia
l’abbandono della Chiesa da parte dei cattolici tedeschi.
L’ondata di abbandoni è iniziata”, ha detto padre Eberhard von Gemmingen. Nei giorni scorsi, peraltro, lo stesso gesuita aveva spiegato: “Il Vaticano ha fatto sicuramente degli errori, ma devo esprimere il sospetto che l’intervista di Williamson sia stata trasmessa esattamente nel momento in cui è stata revocata la scomunica per mettere in cattiva luce il Vaticano e, in definitiva, per criticare la Chiesa”. Il prefetto della Congregazione per i vescovi, card. Giovanni Battista Re, che lo scorso 21 gennaio ha materialmente firmato il decreto di revoca della scomunica, intanto, oggi è stato ricevuto dal Papa. Un appuntamento per analizzare quello che è
diventatouno dei dossier più caldi del pontificato Ratzinger. Tra denunce dell’antisemitismo lefebvriano (da ultimo, dopo i vescovi svizzeri, tedeschi, francesi, italiani e canadesi, anche gli statunitensi), interrogativi fondamentali (“Non sarebbe stato meglio riscomunicare subito Williamson? Il prezzo per lo sforzo di ricreare l’unità della Chiesa non è stato troppo alto?”, si è domandato il presidente dei vescovi svizzeri, Kurt Koch), raccolte di firme contro i lefebvriani si svariati circoli cattolici progressisti europei, la polemica interna alla Chiesa cattolica sembra ancora lungi dall’essere conclusa. In controcorrente sono i vescovi polacchi, che hanno ringraziato il Papa per “l’atto di grande coraggio e magnanimità” nei confronti dei lefebvriani.
I quali, nel frattempo, appaiono sempre più spaccati. Se
Williamson non ritratta, la leadership della Fraternità San Pio X
tenta di contenere l’incidente del vescovo britannico e
accelerare le trattative con la Santa Sede per ottenere una piena
comunione in Santa Romana Chiesa. “La posta in gioco è
dottrinale”, ha affermato il portavoce dei lefebvriani, l’abate
Alain Lorans. Per i lefebvriani, infatti, “ormai le dichiarazioni
contro mons. Williamson si sono estese e trasformate in attacchi
contro il Papa e la Fraternità San Pio X”. Segno di un
“complotto” ordito, tra l’altro, dalle femministe francesi. “Il
decreto di revoca della scomunica e la campagna di stampa
suscitata dalle dichiarazioni di mons. Williamson alla
televisione svedese – spiega – dovranno essere analizzate più
ampiamente, più serenamente”.
Il punto, invece, sono le trattative che ruoteranno attorno al
Concilio vaticano II. E mentre l”Osservatore romano’ titola un
articolo dedicato a Giovanni XXIII e Pio IX ‘Alla grande impresa
del Vaticano II guardando al Papa del Vaticano I’, Lorans cita
il teologo domenicano Claude Geffré. “E’ vero che i testi (del
Concilio vaticano II, ndr.) sono spesso ambigui. Per arrivare,
effettivamente, alla più grande unanimità dei padri conciliari al
momento dei voti, è successo che si siano giustapposti il punto
di vista di una minoranza irriducibile (tradizionalista, ndr) e
quello della schiacciante maggioranza”, ha detto di recente il
domenicano già sanzionato, in passato, dalla Congregazione per la
dottrina della fede guidata da Ratzinger per il suo progressismo.
“Non si potrebbe dire meglio”, chiosa il portavoce dei
lefebvriani: “La giustapposizione tra due punti di vista, uno
irriducibile e l’altro schiacciante”. Per i lefebvriani è giunto
il momento di non essere più schiacciati.
Cep
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