I mercati tremano, spread a 200 punti

Il differenziale con i Bund tedeschi si stabilizza a 176. Milano «brucia» solo 5 miliardi. Per gli investitori la crescita, soprattutto quella europea, resta una «vigilata speciale»

Nuova giornata di passione sui mercati finanziari con i Paesi periferici dell’area euro, come l’Italia, ancora nel mirino e lo spread Btp-Bund schizzato oltre 200 punti base, il livello più alto dalla scorso febbraio. Poi la pressione delle vendite si allenta grazie ai segnali di recupero di Wall Street per la fiducia che la Fed possa rinviare lo stop alla sua politica di riacquisto di titoli. Alla fine, dopo un tentativo fallito di rimbalzo in avvio, seguito da una caduta di quasi il 4%, Piazza Affari limita i danni e lascia sul tappeto l’1,21%, bruciando «appena» 5 miliardi, con l’indice Ftse Mib che riaggancia la soglia dei 18.000 punti mentre lo spread del decennale si assegna a 176 punti.

Va peggio a Madrid (-1,72%), tartassata perché il governo spagnolo è riuscito a piazzare 3,2 miliardi di bond invece dei 3,5 miliardi che aveva in programma. Atene dal canto suo archivia la giornata con un ribasso del 2,22%: risultato non così negativo visto il crollo del giorno precedente e il fatto che proprio la volontà dell’esecutivo greco di abbandonare in anticipo il programma della Troika è stato all’origine del «panic selling» della vigilia. Per i principali listini europei, poi, il bilancio è da seduta quasi normale: Parigi -0,54%, Londra -0,25%, Francoforte addirittura positiva (+0,13%).

A dare una mano è il miglioramento di Wall Street sull’onda delle parole del presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, secondo cui la banca centrale statunitense potrebbe prolungare il «quantitative easing» e rinviare la fine del programma di riacquisto oltre la data del board del 28-29 ottobre, vale a dire la riunione che, secondo le previsioni, dovrebbe sancire la fine. Da una serie di dati Usa diffusi in giornata sono arrivati nel frattempo segnali contrastanti con le

richieste di sussidi di disoccupazione e la produzione industriale comunque migliore delle attese. La crescita, soprattutto quella europea, resta vigilata speciale, anche oltre oceano. Il petrolio ha fatto un altro passo indietro sotto gli 80 dollari al barile per la prima volta da fine giugno del 2012: segnale di un eccesso di produzione rispetto alla domanda di economie in affanno e un elemento che contribuisce ad aumentare il rischio di deflazione, bestia nera contro la quale è impegnata la Bce.

«C’è un rallentamento che dura più del previsto per l’impatto delle sanzioni alla Russia sulle imprese europee, che hanno spostato in là le possibilità di crescita, e perché le misure dei governi tardano a dare risultati – commenta Claudia Segre di Assiom Forex, l’associazione degli operatori finanziari –. Gli hedge fund hanno cavalcato la correzione nei Paesi, come Italia e Spagna, dove maggiori sono stati i guadagni e hanno giocato a tirar giù i mercati con volumi forti ma non eccezionali. Ora c’è la possibilità di un rimbalzo». «Tutto sommato – aggiunge – il Btp ha tenuto e domani (oggi per chi legge, ndr) dal pricing del Btp Italia ci aspettiamo una cedola generosa, visto l’aumento dei rendimenti».