– Yogurt “Valgardena” scritto rigorosamente in italiano ma proveniente dalla Germania e diretto nel veronese, carote e cavolfiori in confezioni con i colori della bandiera italiana, destinazione Catania, con etichetta rimovibile pronte ad essere spacciate come italiane. Ed è ancora vivo il ricordo della busta di ‘mozzarella fresca’ prodotta in uno stabilimento polacco da una ditta di Bolzano e destinata a una ditta di Firenze, scoperta ieri.
Sono questi i prodotti-truffa scovati questa mattina al Brennero dove continua la mobilitazione di migliaia di produttori di Coldiretti, le cui fila si sono ingrossate stamattina con nuovi rinforzi giunti da Sicilia, Sardegna, Emilia Romagna Marche, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria. Con loro anche il presidente e il direttore di Coldiretti Varese Fernando Fiori e Francesco Renzoni, che ieri hanno raggiunto il Brennero alla guida della corposa delegazione di agricoltori e allevatori provenienti dalla provincia prealpina.
Tra le decine di camion fermati questa mattina con il sostegno di Polizia, Carabinieri dei Nas e Guardia di Finanza continua il flusso di prodotti provenienti dall’estero, molti dei quali senza etichettatura, pronti a diventare italiani, come i fiori recisi destinati anche alla Riviera Ligure, e tonnellate di patate contenute in enormi sacchi anonimi, ma anche intere cisterne
di latte dirette ad una grande multinazionale straniera, dai grandi marchi, che opera in Italia. Sono questi alcuni dei prodotti – ricorda Coldiretti – che si aggiungono alla “mozzarella fresca” di importazione, alle cagliate tedesche pronte a diventare formaggi italiani, alle pancette fresche con marchiatura illeggibile, alle verdure provenienti dalla Svezia, che Coldiretti aveva scoperto ieri al Brennero.
“Il flusso quotidiano di materie prime destinata a trasformarsi in ‘falso made in Italy’ è un pugno nello stomaco all’agricoltura dei nostri territori e dell’Italia intera” sottolineano il presidente Fiori e il direttore Renzoni. “Contiene materie prime straniere circa un terzo (33%) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole, come pure evidenzia il dossier presentato dalla Coldiretti proprio qui al valico del Brennero”.
La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia è dovuta alla ricerca sul mercato mondiale di materie prime di minor qualità pur di risparmiare, dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese, offerte spesso a prezzi bassi per il dumping sociale e ambientale. Un trend che mette a rischio un’agricoltura italiana che è diventata la piu’ green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati.
Ma l’Italia è anche il Paese con le regole produttive piu’ rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri paesi dell’Unione Europea, dove si assiste ad un crescendo di diktat alimentari finalizzati a surrogati, sottoprodotti e aromi vari che snaturano l’identità degli alimenti.