Roma, 11 mag. (Apcom) – Per quanto in Italia sia “urgente completare la transizione istituzionale” per porre fine ad una cronica ed esasperata conflitualità politica, le “priorità” vanno assegnate a alla riforma della “forma di governo e legge elettorale” e non all’attuazione di un federalismo fiscale foriero di una possibile “chiusura egoistica e identitaria di tipo territoriale” e di “centralizzazione burocratica dello Stato nazione”. Lo denuncia la Cei nel documento preparatorio delle ‘Settimane sociali dei cattolici italiani’ dalla Cei, diffuso ieri.
Critica tanto più rafforzata, ancora una volta, dalla denuncia della presenza in Italia di un sistema fiscale che “a dispetto di un’abbondante retorica profusa da tutti gli schieramenti politici e nonostante la moltiplicazione di evidenti segnali di difficoltà da parte delle famiglie italiane” si caratterizza per “aiuti pubblici a genitori e figli che continuano ad assere centellinati, esigue agevolazioni fiscali, poco più che simboliche per una famiglia a medio reddito, modesti e non uniformemente distribuiti sul territorio i servizi per l’infanzia (asili nido, ecc.); più in generale, poco amichevole – quando non addirittura ostile – il clima nei confronti delle famiglie con figli, nello spazio pubblico e nel mondo del lavoro”.
“Il criterio guida – afferma il documento su come realizzare un vero principèio di sussidiarietà sociale e territoriale- è chiaro: nei rapporti fra i territori debbono crescere il potere dei diversi livelli di governo e la loro responsabilità rispetto alle persone che vi abitano. Il sistema fiscale è l’architrave di questo processo, lontano dalle opposte ideologie della chiusura egoistica e identitaria di tipo territoriale e della centralizzazione burocratica dello Stato nazione”.
Ma purtroppo “al momento si prevedono dosi massicce di uniformità anche per i territori fiscalmente autosufficienti, rimettendo in moto un meccanismo centralistico che non fa crescere poteri e responsabilità, che rende un servizio incerto al principio di solidarietà e dimentica i pregi sistemici del principio di sussidiarietà”. E a giudizio dei Vescovi italiani, al contrario; “è forse opportuno intraprendere un percorso che consenta di meditare nuovamente sui dualismi e sulle differenze territoriali del Paese, ampliando la riflessione al federalismo inteso come decentramento funzionale e non solo territoriale, evitando gli effetti perversi di quello che viene etichettato come ‘federalismo per abbandono’ e analizzando le potenzialità di soluzioni istituzionali differenziate per le diverse realtà territoriali, secondo un’intuizione che in fondo apparteneva agli stessi costituenti”.
Pol/
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