VARESE Frontaliers: il primo evento in Italia è al Vela. Il mediometraggio con gli sketch di Roberto Bussenghi e Loris Bernasconi sarà sul grande schermo del Cinema Teatro Vela di via Sanvito Silvestro a Varese sabato 18, alle 21. Terza pellicola della stagione cinematografica svizzera, “Frontaliers” valica il confine e sbarca a Varese come prima tappa italiana. È Flavio Sala, alias Roberto Bussenghi, a raccontare vizi e virtù di un fenomeno cult che dalla Svizzera ha già conquistato il nord Italia.
Come mai proprio a Varese la prima tappa italiana per “Frontaliers”? Cosa vi aspettate?
«Erano in ballottaggio Como e Varese, però non so bene perché sia stata scelta proprio Varese. Non ci aspettiamo nulla di particolare è un esperimento: abbiamo visto che il 50% del dvd è stato venduto in Svizzera e l’altro in Italia. Da noi il film è stato un successo: il terzo incasso della stagione. Volevamo provare l’avventura di portarlo a Varese presentandoci anche noi da frontalieri. Introdurremo la serata».
Questo grande successo anche italiano era programmato?
«Che piacesse agli italiani lo abbiamo capito subito, dai riscontri della pagina internet e facebook: molte e-mail arrivano dagli italiani. Anche gli amici del liceo artistico di Varese, dove ho frequentato le superiori, mi hanno ricontattato. Mi hanno riconosciuto complimentandosi per gli sketch. E poi quando abbiamo girate questa estate la seconda serie in dogana le macchine degli italiani che rientravano in Italia a fine giornata ci salutavano».
Cosa c’è nel cortometraggio?
«È l’insieme dei migliori sketch di “Frontaliers” e il file rouge sono le inedite interviste a ipotetici amici e parenti dei due personaggi. Il nostro è un prodotto anomalo e non ci aspettavamo che avesse un successo così grande con un tutto esaurito tutte le sere per tre settimane».
Com’è nata l’idea di Frontaliers?
«Stavamo facendo la nostra solita pre-produzione per radio ReteTre per la quale prepariamo gli sketch che passano dopo le canzoni. Per caso ho raccontato di quando andavo al liceo artistico e passavo dalla dogana del Gaggiolo… si è accesa la lampadina e abbiamo pensato a un frontaliere che veniva fermato tutti i giorni. Poi lunedì Paolo (ovvero Loris Bernasconi) si è presentato con la chitarra e la canzone. Già dai primi episodi in radio la gente ha apprezzato gli sketch. Abbiamo fatto il cd che è arrivato alle guardie di confine. Il comandante Antonini ha pensato di far passare attraverso i nostri sketch messaggi utili come le nuove regole doganali del trattato di Schengen. Ed è stato un grande successo. Però volevamo realizzare i video. In cinque giorni li abbiamo girati tutti e il dvd c’è stato il boom».
Nessuno vi ha detto che i vostri “Frontaliers” ricordano un poco gli svizzeri di Aldo, Giovanni e Giacomo?
«Sì sono gli italiani che ce la menano con questa cosa… Aldo riusciva a imitare perfettamente gli svizzeri. La nostra è, invece, la parodia degli italiani. Quando mi immagino Bussenghi dal vivo me lo immagino un poco come Giovanni. Mi ha fatto particolarmente piacere che alla trasmissione “Di qua e di là” dal confine, della quale erano ospiti, loro si sono divertiti a vedere i nostri sketch».
Gli svizzeri come vedo veramente i frontalieri? È dello scorso anno la campagna “Bala i ratt”…
«Ce ne distacchiamo assolutamente: noi non facciamo politica, ma umorismo. Il nostro è un discorso comico semplice che ha attecchito: da noi non c’è molto umorismo in cui si ritrova la vita di tutti i giorni. La nostra è la satira di un momento, di una situazione esasperata, abbiamo amplificato i caratteri di entrambi i protagonisti per arrivare a dire che italiani e svizzeri alla fine siamo tutti uguali perché viviamo a soli dieci chilometri di distanza. Le differenze sono frutto di pregiudizi».
Elena Botter
e.marletta
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