VARESE La toilette del centro unico di prenotazione dell’ospedale di Circolo è chiusa a chiave e gli utenti usano quella della stazione di servizio Agip, dall’altra parte di viale Borri.
Un bel disagio non solo per il proprietario del bar adiacente alla pompa di benzina, ma anche per gli utenti del Cup che, per andare in bagno, devono attraversare una strada molto trafficata, su strisce pedonali scolorite. Secondo l’ospedale il problema non esiste: «Basta chiedere la chiave e il bagno si può utilizzare senza problema».
Eppure tra chiedere la chiave e attraversare viale Borri per raggiungere la stazione Agip, gli utenti del Cup sembrano preferire la seconda soluzione. «Saranno almeno cento al giorno le persone che usufruiscono del nostro bagno, va da se che è un problema tenerlo pulito – racconta Sergio Tamburini, titolare di Agip – Per mantenere l’igiene, abbiamo incaricato una persona di venire a pulire due o tre volte al giorno. Noi non riusciamo a starci dietro perché mezz’ora dopo essere stato pulito è già tutto sporco».
Purtroppo molte persone sono maleducate. Arrivano e, senza consumare neppure un caffè (e spesso senza neppure salutare o ringraziare), si recano spedite verso il bagno. Non si curano delle condizioni in cui lo lasciano. Il più delle volte non prendono bene la mira della tazza. Lasciano impronte di scarpa sul copriasse facendo acrobazie difficili da immaginare. Buttano i rifiuti negli scarichi, intasandoli.
Per raggiungere quella toilette, gli utenti del Cup sfidano il traffico di viale Borri. Le strisce pedonali sono poco visibili, problema che non mancano mai di segnalare ai dipendenti del bar.
«Siamo proprio stufi – continua Tamburini – Abbiamo chiesto ad alcune persone come mai utilizzassero il nostro bagno e non quello del Cup. La risposta è stata che lì il bagno non esiste, cosa che francamente mi sembra inammissibile».
Ma non è proprio così. «In realtà il bagno c’è, ma viene tenuto chiuso a chiave per ragioni di sicurezza visto che per molte ore al giorno rimane isolato – spiega l’ospedale – Gli utenti che ne hanno bisogno devono chiedere la chiave agli operatori del Cup. In questo modo si riesce a tenere la situazione sottocontrollo».
«La scelta di tenere il bagno chiuso – continua l’ospedale – è stata presa in seguito a un fatto di cronaca accaduto un anno fa. Quando un signore che si trovava con la moglie al Cup è andato in bagno dove è deceduto senza che nessuno se ne accorgesse».
Era il 10 dicembre scorso. Quella volta la moglie, non vedendo tornare il marito, un anziano di circa 70 anni, aveva chiamato il figlio e insieme si erano messi a cercarlo ovunque. Dopo molte ore la tragica conclusione della vicenda. L’uomo a causa di un malore era morto in bagno, dietro una porta chiusa chissà da quanto tempo. Nessuno si era insospettito perché è facile, in un luogo di passaggio, trovare la porta di un bagno pubblico chiusa. Dare le chiavi di volta in volta agli utenti, invece, consente di monitorare l’affluenza alla toilette. «Visto che a quanto pare le persone non sanno dell’esistenza del bagno, metteremo maggiormente in evidenza dove si trova. E la possibilità di recarvisi chiedendo la chiave» conclude l’ospedale.
Adriana Morlacchi
s.bartolini
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