Il curriculum vitae è vivo. Ma ha bisogno di chiarezza

Verso l’occupazione - Luigi Rondanini, responsabile placement della Liuc, ci svela i trucchi per compilarlo

Il curriculum vitae? Se si cerca un lavoro in azienda sarà bene sapere che, nonostante il nuovo che avanza, non è ancora morto. Le parole d’ordine? Chiarezza, leggibilità e sincerità. A dirlo è , responsabile placement della Liuc Università di Castellanza che, di giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, ne vede tanti. Così come dal suo ufficio si interfaccia quotidianamente con chi sta dall’altra parte e si occupa di reclutare le nuove leve in azienda. «Il curriculum vitae – dice – rimane una carta di identità con cui ci si presenta ed è complementare agli strumenti che sono oggi offerti dalla rete, come LinkedIn». Come fare a essere efficaci e non fare scivoloni? Le regole da seguire sono poche e sono presto dette. Regola numero uno: un buon curriculum deve essere facile da leggere in poco tempo, per questo occorre essere ordinati ed essenziali. «Chi fa selezione ha una gran mole di curricula da leggere – dice Rondanini – è dunque non ha tempo da perdere nel cercare le informazioni essenziali». Da evitare dunque l’uso di colori, elementi grafici e fronzoli. La foto? Si può mettere ma che sia anch’essa sobria e “professionale”. E poi occorre leggere e rileggere tante volte quello che si è scritto: «Errori di battitura o di ortografia danno l’impressione di poca cura nel fare le cose». Meglio seguire un proprio modello o adottare il curriculum europeo? «Quest’ultimo – dice Rondanini – non è amato dalle aziende che lo trovano spesso ridondante. Meglio farsi un modello da sè. Ovviamente il curriculum europeo andrà predisposto laddove esso è richiesto,

ad esempio nel settore pubblico o in certe application per l’estero». Regola numero due: inserire solo le informazioni che servono. Si parte dai dati anagrafici per proseguire con gli studi, dal più recente andando indietro fino alla scuola superiore. Poi vanno segnalati eventuali tirocini, ed anche tutte le esperienze lavorative. «Se si è laureati non bisogna aver timore – dice Rondanini di scrivere che si è lavorato in un bar: ogni contatto con il mondo del lavoro è visto in modo positivo perché insegna a prendere le misure». Oltre a ciò è bene indicare anche hobby, esperienze di volontariato e interessi. «Questo vale soprattutto per i più giovani e un po’ meno per chi ha qualche anno in più». Inoltre si deve indicare in un apposito paragrafo anche la conoscenza delle lingue e relativo livello e le competenze informatiche. E qui arriva la regola numero tre: mai barare. «Le persone che si occupano di selezione in una azienda – dice Rondanini – testeranno subito in fase di colloquio quello che è scritto, per cui la sincerità è ciò che paga di più». In chiusura da non dimenticare mai è l’autorizzazione al trattamento dei dati personali e il gioco è fatto. Ma come arriverà il nostro curriculum sui tavoli giusti? «Oggi si spedisce via mail e in alcuni casi facendo ricorso ai form per le segnalazioni che le aziende hanno sui loro sito – dice Rondanini – Nella mail di accompagnamento sarà bene segnalare in due righe le proprie motivazioni e il perché ci si candida senza ripetere le informazioni che poi sono contenute nel curriculum».