Il delitto della barca a velaChiesti 25 anni per Colombo

Può un uomo così arrivare ad uccidere per denaro? Per l’accusa la risposta è «sì». «E se anche voleste acriticamente credergli dovreste condannarlo per omicidio colposo: il comandante di una nave deve garantire la sicurezza del suo equipaggio». L’uomo in questione è l’imprenditore gallaratese Pietro Colombo e la pena chiesta ieri dal pm Giovanni Polizzi, dopo una requisitoria durata 8 ore, è di 25 anni di carcere per l’omicidio volontario di Giuseppina Nicolini (detta Nicoletta), morta nella notte tra il 20 e il 21 maggio 2004 al largo delle coste

greche mentre era in crociera con Colombo (il suo compagno) sul Delfino Bianco, barca a vela di proprietà dell’imprenditore. Uccisa «per incassare i soldi dell’assicurazione». O in subordine, «per disfarsi di una compagna divenuta ingombrante, che pretendeva di sposarlo». La domanda è il sunto di una requisitoria con speranza di risposta affermativa: «Voi potete scegliere un’altra ipotesi – ha detto Polizzi al termine della requisitoria pesando sulla giuria – quella accidentale o quella dell’omicidio colposo. Ma dovrete motivarla in modo da far quadrare tutti gli elementi controversi che avete ascoltato oggi».

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