COCQUIO TREVISAGO «Se Giuseppe “Pippo” Piccolomo non era alla guida della propria vettura, quando le telecamere del paese ne immortalano il passaggio, lui poteva essere ovunque. Non necessariamente a casa di Carla Molinari, in via Dante 23, dove si è consumato il delitto e dove non vi è alcuna prova della sua presenza in loco». Argomenta così l’avvocato Simona Bettiati, il difensore dell’ex ristoratore e imbianchino di 58 anni, accusato di avere ucciso la donna di Coquio e di averle mozzato e fatto sparire le mani. La difesa sta preparando l’appello al tribunale del Riesame contro l’ordinanza
che dispone la custodia cautelare dell’uomo. «Domani (oggi per chi legge, ndr), mi recherò in carcere per parlare con il mio assistito, poi mi prenderò tutto il tempo necessario, fino al 10 dicembre, per preparare l’udienza di Milano». In quella sede l’avvocato affronterà di nuovo il pm Luca Petrucci, dopo il confronto di domenica scorsa in carcere a Varese, in sede di udienza di convalida.Intanto Cocquio Trevisago si interroga ancora sull’efferato omocidio. E tra la gente serpeggia un dubbio che, di bocca in bocca, si sta trasformando in certezza: “Il killer non ha agito da solo”.
e.romano
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