E’ stato un licenziamento, il suo licenziamento, a trasformare William Berni in un artista da primo premio in soli sei mesi. Questa è una storia d’arte, di passione e di modestia tutta varesina che inizia 36 anni fa quando nella città giardino viene alla luce William Berni, un bambino con la passione per il disegno.
Il bambino cresce e la passione per il disegno è più forte che mai così, arrivata l’adolescenza, William si iscrive al liceo artistico Frattini dove ha l’occasione di affinare il suo talento che poi sceglie di spendere sul lavoro: è così che diventa un grafico. Un grafico che nel tempo libero si diverte a fare dei ritratti a matita. «Dipingere è costoso e se avevo dei soldi in più preferivo magari fare qualcosa con mia moglie mentre il ritratto a matita non costa nulla e piace alla gente. Ma secondo me nel ritratto non c’è nulla di artistico, nel senso che c’è poco da inventare». Per Berni dipingere è un altra cosa «perché in un quadro l’artista ha la possibilità di tracciare meglio la sua impronta per esprimere quel che ha da dire. O almeno per me funziona così», spiega.
Altra caratteristica di Berni è che gli piace primeggiare in quello che fa. «Per questo ho deciso di licenziarmi – spiega – Se fossi rimasto lì sapevo che prima o poi sarebbe arrivato un ragazzino più bravo di me, era solo questione di tempo».
I suoi colleghi per salutarlo organizzano una piccola festa e, conoscendo la sua passione inespressa per la pittura, gli regalano un buono da spendere allo storico colorificio Gattoni e Berni lo usa per acquistare tele, pennelli, colori e tutto ciò che serve per iniziare a dipingere.
In quel momento la
pubblica il bando per il concorso dedicato ai giovani artisti: «Per limiti di età era l’ultima occasione che avevo di partecipare e così mi sono iscritto che avevo appena iniziato a dipingere e… E ho vinto».
A Berni piace primeggiare ma una vittoria non se l’aspettava. «Per essere soddisfatto mi sarebbe bastato arrivare tra i finalisti, tra persone che hanno fatto l’accademia o che comunque hanno studiato e possono vantare una certa esperienza e invece, incredibilmente ho vinto io».
La vittoria gli permette di allestire la sua prima mostra intitolata “Skyline” perché Berni dipinge soprattutto scorci di città, palazzi, capannoni e paesaggi urbani in generale. «Quello che mi colpisce di questi soggetti è la malinconia, lo stato d’animo in cui mi fermo a pensare alle cose che contano davvero nella vita e che mi spingono a dipingere».
I suoi dipinti giocano con le ombre, sui contrasti del chiaroscuro e se ci sono dei colori sono molto tenui «quelli dell’alba o del tramonto», spiega. «Il soggetto in realtà è chi guarda in quell’istante chi osserva e le emozioni che prova», spiega parlando di grandi metropoli e zone industriali ma anche scorci varesini o del lago.
«La mostra è andata benone,abbiamo venduto parecchio», racconta Berni con soddisfazione. «Se vogliamo la mia arte è più commerciale, nel senso che è più facile che un paesaggio urbano incontri il gusto di qualcuno rispetto ad un’arte astratta». Così la sua arte piace anche ad amici e parenti «ma nessuna delle persone che mi sono più vicine ha uno dei miei quadri in casa, neppure io ne espongo mai, perché non sono mai completamente soddisfatto di quello che dipingo, o almeno non abbastanza da volerlo vedere esposto in casa».
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