La burocrazia ostacola l’inserimento lavorativo dei ragazzi down e Palazzo Estense studia delle alternative che consentano ai portatori di handicap di trovare un’occupazione stabile e quanto più possibile definitiva. Mettetevi nei panni di un genitore che, con sacrificio e determinazione porta il figlio al compimento del percorso scolastico.
Si immagina per lui un futuro felice e appagante ma il lavoro non si trova. Capita spesso di questi tempi, anzi è all’ordine del giorno per colpa del periodo storico in cui stiamo vivendo.
Difficile accettare una situazione del genere ma bisogna pur farsene una ragione. Ma se il lavoro ci fosse e ad impedire ai vostri ragazzi di realizzarsi fosse solo la burocrazia, riuscireste a rassegnarvi?
È la situazione che vivono quotidianamente i genitori di ragazzi down e che, un padre, ci ha evidenziato con una lettera giunta in redazione. Eppure di si tratta di ragazzi fantastici che si sono impegnati forse più degli altri per raggiungere i loro traguardi. Ragazzi che si sono diplomati e sono pronti a entrare, anche se non completamente, nel mondo del lavoro. La legge però non glielo permette.
O almeno, ne ostacola l’inserimento lavorativo. Terminato il tirocinio retribuito (si parla di 300 euro al mese) che i ragazzi possono svolgere nelle aziende e nelle piccole attività, come bar e ristoranti, difficilmente vengono assunti perché il loro costo è troppo alto da sostenere.
«Purtroppo la non rinnovabilità degli stage è un dictat che ci arriva a livello regionale – spiega l’assessore ai Servizi Sociali, – Stiamo cercando delle soluzioni perché comprendiamo che il problema è molto sentito e coinvolge molti giovani varesini affetti dalla sindrome di Down».
Dopo il periodo di formazione i ragazzi si trovano a casa, senza più un’occupazione «e non è giusto. La realizzazione professionale è un diritto di tutti, tanto più per questi ragazzi che sarebbero disposti a lavorare anche gratuitamente». La legge però non lo permette. «Sono capitati casi in cui l’ispettorato del lavoro facesse sanzioni, anche pesanti, alle attività che hanno permesso ai ragazzi di continuare a frequentare i luoghi di lavoro dopo il termine degli stage».
È difficile spiegare a un ragazzo down che da un giorno all’altro la sua routine cambierà e che non potrà più fare quello che gli piace.
Molti si colpevolizzano, pensando di non aver fatto bene e di non essere stati all’altezza. Ed è altrettanto difficile spiegargli che a un datore di lavoro non conviene, a livello economico, assumerlo come fa invece con i colleghi.
«Capiamo però anche questo aspetto – sottolinea Angelini – Gli sgravi fiscali non sono sufficienti». Per tutte queste ragioni Palazzo Estense ha deciso di trovare una soluzione. «Stiamo vagliando diverse ipotesi che possano in qualche modo soddisfare tutti: datori di lavoro e famiglie. Una prima ipotesi potrebbe essere quella, per tamponare, di recuperare risorse dalla Regione su altre partite sociali, per liberarne di nostre e sostenere il prolungamento dei tirocini».
L’auspicio però è che sia la Regione a trovare nel più breve tempo possibile una soluzione che sia definitiva per i ragazzi, perché terminati i tirocini sarebbero di nuovo punto e a capo. «Stiamo anche cercando un modo per far aprire alle associazioni un’attività in cui possano essere impiegati ragazzi down, ma si tratta comunque di iniziative affidate al privato sociale e non alla pubblica amministrazione».













