Il mito Morse alla sua Varese “Se hai battuto Pesaro, ti salvi”  

Il mito Morse alla sua Varese “Se hai battuto Pesaro, ti salvi”  

di Francesco Caielli

Per Bob è quasi un dovere. Lui, il più grande di sempre e il più grande di tutti i tempi, quello che ha reso immensa Varese accompagnandola per mano nella storia del basket, proprio non ce la fa a chiudere la sua giornata senza andare a vedere – su internet, o con una telefonata all’amico di sempre Massimo Lucarelli – come sta andando la sua squadra, la squadra della sua città. Certo: lui varesino lo è sempre stato, nel cuore e nell’anima. Ma da quando la giunta comunale ha scelto di conferirgli la cittadinanza onoraria, rendendolo così “uno di noi” a tutti gli effetti, Bob Morse si è sentito come investito da una responsabilità morale: insomma, la varesinità bisogna meritarsela. E allora nella sua università dove insegna italiano – «In questi mesi stiamo lavorando sugli autori siciliani, Verga con la sua novella “La lupa” e Sciascia con “Il lungo viaggio”. Più avanti passeremo ai lombardi, con il mio Piero Chiara» – è bello andarlo a trovare, anche solo per una chiacchierata per telefono.Telefonate che durano sempre almeno un’ora, e che se non fosse per la bolletta salata sarebbero lunghe anche il doppio. Telefonate nelle quali è quasi sempre Bob a fare le domande: «Spiegatemi un po’ cosa diavolo è successo: coma mai quella penalizzazione di due punti in classifica?».Lasciamo perdere: è andata così, e non c’è mezzo di recuperare. Piuttosto, da laggiù: come vede la squadra biancorossa?Vedo i risultati, guardo la classifica: quei due punti avrebbero fatto tanto comodo. Ma non è che c’è il rischio di retrocedere di nuovo?Dopo aver visto la Cimberio giocare contro Pesaro, ci sentiamo di assicurarle di no: Varese si salverà.Perché?Perché è stata una partita bellissima, e perché i ragazzi del Pilla hanno giocato alla grande: non da squadra che dovrà lottare per retrocedere.Sono contento di sentirvi dire così, se lo dite voi mi fido. E sono contento che Varese abbia vinto una partita così storica come quella contro Pesaro, sfida che mi riporta alla mente tante battaglie e tanti aneddoti.Ha voglia di raccontarcene uno?Giocavamo a Pesaro, davanti a un muro di gente impazzita: ricordo che ai tempi quello

era uno dei palazzetti più caldi d’Italia.Lo è ancora, o almeno lo era fino a qualche anno fa. Che accadde quella volta?Io avevo una caviglia malconcia, non avrei nemmeno dovuto giocare. Ma il coach decise di tenermi in panchina per tutto il primo tempo per poi scendere in campo negli ultimi venti minuti per provare a vincere la partita.Andò così?Andò che nell’intervallo andai in campo per scaldarmi un po’, per sciogliermi prima di iniziare a giocare. Mi misi sotto la curva dei tifosi pesaresi e iniziai a tirare: ogni tiro, era un canestro. Davvero: non riuscivo a sbagliare nemmeno volendo. I tifosi inizialmente non ci fecero caso, poi vedendo che continuavo a segnare iniziarono a fischiarmi: a ogni canestro, i fischi aumentavano. Io ogni volta facevo un passo indietro, e tiravo da un po’ più lontano: e segnavo, e loro fischiavano.Finché?Finché finalmente, mi trovavo davvero lontano dal canestro, sbagliai un tiro. Il palazzetto esplose in un boato, come se avessero vinto lo scudetto.Come andò quel secondo tempo?Vincemmo noi, e io ne feci ventisei.Come sempre, giù il cappello. E lo sa che quindici giorni fa Varese ha vinto il derby contro Cantù?Certo che lo so: mi sono immaginato Masnago, chissà che festa ci sarà stata.Da cittadino onorario di Varese, deve essere informato su tutto: ma lo sa che la squadra di calcio della città sta facendo un grandissimo campionato?In serie A?No, per il momento sta sognando di andare in B…Hanno la maglia biancorossa?Certo.E allora devo fare il tifo anche per loro: d’ora in avanti avete il compito di aggiornarmi anche sui risultati del Varese.Quando tornerà a trovarci?Presto: a giugno vorrei tornare in Italia, ma prima devo portare a termine tutti i miei impegni qui in università, e andare a vedere qualche partita del mio vecchio college perché da qualche mese lo allena un italiano.E sarebbe?Jerome Allen, uno che fino allo scorso anno giocava da voi. Si è ritirato ed è andato a fare l’assistente per la Pennsylvania University, quella dove io ho giocato: però la squadra perdeva sempre e il coach è stato esonerato, e i giocatori hanno voluto lui. E ora non perdono più.

a.confalonieri

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