VARESE Non è uno sprovveduto qualunque Robert Miguel Cobertera Monsalves, alias Victor Dario Ramirez Ravelo, 47 anni, il portoricano condannato a 16 anni per l’uccisione dello spacciatore marocchino Tarik Saadeddine, avvenuta in via Ravasi, a due passi da piazza Repubblica, la sera di domenica 9 novembre 2008.
Non è uno spacciatore da strada, né un delinquente improvvisato. Piuttosto, il suo profilo assomiglia a quello di un criminale di professione che ha pianificato per bene tutte le sue mosse e che era arrivato in Italia poco prima di quell’omicidio per insediarvi una rete di spaccio, dopo avere fatto lo stesso negli Stati Unti e in Spagna. Peraltro, è laureato in giurisprudenza, e negli Stati Uniti, prima di scegliere la strada del crimine, ha pure lavorato in uno studio legale. Dunque, tutt’altro che uno sprovveduto. Il suo curriculum al contrario, dà spessore anche al suo profilo criminale: non uno spacciatore, semmai un narcotrafficante.
E se il suo coinvolgimento in un delitto compiuto per motivi futili e abietti (uno sgarro da poche decine di euro), ne ridimensiona in un certo senso l’immagine, va ricordato che la corte d’Assise, presieduta da giudice Ottavio D’Agostino (Anna Giorgetti a latere), ha riconosciuto che Ramirez quel delitto, materialmente compiuto da Daniel
Calcano (condannato a trent’anni con rito abbreviato) non lo voleva. La corte ha depositato le motivazioni della sentenza: e, contrariamente a quanto sostenuto dal pm Agostino Abate, a Ramirez non viene riconosciuto nemmeno il concorso morale. Voleva piuttosto far impartire una lezione allo spacciatore che non voleva pagare per intero una partita di cocaina.
Ma, secondo la corte, deve ugualmente rispondere del reato più grave, l’omicidio, seppure in maniera attenuata. «Una sentenza corretta per tre quarti» commenta l’avvocato Paolo Bossi, con Giancarlo Trabucchi difensore di Ramirez. «Proporremo appello perché vogliamo che sia riconosciuta la sua totale estraneità all’omicidio. La sua condotta processuale è stata esemplare, ha ammesso le proprie responsabilità in merito alle armi e allo spaccio, dicendosi sempre estraneo all’omicidio».
FRANCO TONGHINI
f.tonghini
© riproduzione riservata











