Il nuovo contadino ha tre lauree. E ha voglia di sfondare i confini

«Non è più la storia di una volta. Oggi si tratta di una fascia di giovani imprenditori, altamente scolarizzata e professionale» afferma il professore Gioacchino Garofoli

– I prodotti locali varesini non devono rimanere una “nicchia”. Ma andare oltre, e cercare di conquistare almeno un mercato regionale. Perché il territorio varesino è ricco di prodotti di alta qualità, e negli ultimi anni ne sono stati riconosciuti sempre di più. La vera sfida è però guardare al futuro e riuscire a portarli in un circuito commerciale sempre più ampio.
È questo uno degli spunti emersi dal convegno “Prodotto tipico del territorio: da folklore a volano economico turistico”, organizzato dall’Aime giovedì pomeriggio al De Filippi.

Un momento di approfondimento per capire dove sta andando la produzione locale e soprattutto come sia cambiata negli ultimi decenni.
Perché, come ha detto il sindaco intervenuto come ospite, «negli anni scorsi stavano quasi scomparendo, mentre oggi assistiamo a una rinascita, a un ritorno della passione e della voglia di investire su questi prodotti».
La situazione del settore è stata ben analizzata dal professor , docente di Economia dell’università dell’Insubria.
«Lo sviluppo di prodotti locali – ha detto il professor Garofoli – non è più la storia del contadino di una volta. Oggi è collegata a una fascia di giovani imprenditori, fascia altamente scolarizzata e professionale. Possiamo dire che si tratta di contadini nuovi con tre lauree».
Ed è proprio questo fattore che può far sviluppare la produzione locale. «Solo seguendo questa strada si può sviluppare il settore agroalimentare e il settore culturale ad esso collegato. La produzione di vino tipico, ad esempio, non si deve limitare a imbottigliare, ma è collegato ad una buona letteratura locale». Quindi si è concentrato sul sistema turistico integrato, che veda insieme i consorzi di produttori. Un sistema che va oltre la semplice produzione, e porta anche alla tutela del territorio e del paesaggio».

Il vicepresidente della Cooperativa Prealpina Latte ha quindi lanciato, nel corso del convegno, un’interessante “provocazione”: «Dobbiamo domandarci quali siano i veri prodotti tipici locali e se siamo in grado gestirli in grande scala. Non certo a livello nazionale, ma a livello regionale? Siamo in grado di comunicarli su Milano?».
Erano presenti il direttore generale di Aime ,, presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Aime,, docente della Liuc, il preside del De Filipp e il presidente dell’agroalimentare dell’associazione
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È intervenuto anche il deputato, che ha rimarcato l’importanza di difendere le produzioni locali. Questo convegno è solo il primo di diversi appuntamenti che l’Aime intende portare sul territorio. Lucchina ha infatti annunciato che ne seguiranno altri.