Il Paradiso del Sacro Monte Un patrimonio che va a pezzi

Il Paradiso del Sacro Monte
Un patrimonio che va a pezzi

Alle nove del mattino di un anonimo 13 agosto, sul piazzalone del Sacro Monte ci sono soltanto due autisti di pullman e un bambino che si lamenta col nonno perché da queste parti esisterebbero, secondo lui, soltanto burroni.

La vista è stupenda, il cielo ancora pulito da nuvole e foschia, si vede il Rosa e dalla parte opposta i laghi, silenzio quasi assoluto fino al Mosè, dove due operai dell’Aspem trafficano in un tombino.

Siamo qui per constatare quanto gli Amici del Sacro Monte hanno pubblicato nel loro giornaletto, ben 14 punti caldi con altrettante magagne da sanare al più presto, se non si vuole perdere lo status di sito parte del Patrimonio Unesco.

Si va dalle erbacce lungo i bordi dei gradini alla pavimentazione sconnessa, alla latitanza di uno spazzino di quartiere fino al cancro secolare dei parcheggi e dell’illuminazione nel borgo e lungo il Viale delle Cappelle.

Dal Mosè al Santuario, effettivamente l’erba spunta quasi ovunque tra i sassi della “rizzada” e a lato dei gradoni della salita finale è davvero rigogliosa, le stradine sono malmesse, piene di buche e addirittura i ciottoli che costituivano l’impiantito sono raggruppati in montagnole in attesa che qualcuno li riposizioni.

Il borgo incomincia a popolarsi di autoctoni verso le dieci e mezzo,vernicia la ringhiera di casa e attacca: «La fontanella all’angolo del Mosè quest’anno non funziona e nessuno sa perché».

«Ci hanno messo perfino davanti due bidoni per la raccolta vetro. Le luci in paese si accendono a ogni morte di papa, di notte non si vedono le buche e s’inciampa a ogni metro, in più chi arriva qui parcheggia anche negli spazi gialli riservati ai residenti. Quando ci sono le serate teatrali, noi che viviamo al Sacro Monte dobbiamo metter l’auto alla Prima Cappella e salire a piedi, un assurdo».

Il signor Biagini, che abita in loco da 35 anni, si scaglia contro l’amministrazione comunale, rea di far orecchi da mercante a ogni lamentela: «Se ne fregano tutti ormai, i politici hanno solo parole, mai fatti concreti. Il Sacro Monte muore ogni giorno, e la gente si accorge della sua esistenza solo quando fa caldo e deve scappare dalla città».

Dal balcone sopra l’ex bar del Pino, la cui proprietaria serviva la più buona cioccolata del mondo, , figlia dei gestori d’allora, rimprovera in primis proprio i sacromontini: «Se potessero andrebbero in macchina perfino dentro il Santuario. Non hanno coscienza del paradiso in cui vivono, del suo valore culturale e storico, se l’Unesco ci toglie la protezione, sparisce anche il poco turismo rimasto. Basta con le automobili parcheggiate davanti al Mosè, ora che hanno rifatto la pavimentazione dell’ultimo tratto di viale mi auguro mettano una catena all’ingresso che impedisca il posteggio selvaggio».

«Gli unici ad arrivare preparati sono gli stranieri, attenti cultori dei luoghi tutelati dall’Unesco, ma non trovano nemmeno un negozietto, c’è solo l’Emporio alimentari che vende anche i “mostazzini”, i nostri dolcetti tipici, e basta».

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