Il patron parla ai giocatori «Rispettate questa gente»

«Ho addosso l’emozione del primo giorno di scuola. Finora si è parlato tanto, ma erano discorsi e basta. Ora si fa sul serio. È un momento piacevole e carico di adrenalina».

Nicola Laurenza, tra una coccola e l’altra al piccolo Leonardo, cesella così il raduno biancorosso, in un bagno di folla che lo stupisce.

«Alla vigilia – dice – mi ero immaginato questa giornata. Pensavo a un ambiente più ovattato, tranquillo. Invece siamo stati travolti dall’entusiasmo. I tifosi sono fondamentali per il nostro progetto, fanno sacrifici per seguirci: i ragazzi in campo dovranno sempre pensare a questo. Se c’è questo calore adesso, chissà venerdì sera alla presentazione in piazza».

Ai giocatori strette di mano, pacche sulle spalle, sguardi diretti: «Conosco solo quelli che erano già con noi. Con chi è arrivato e con chi è tornato ho giusto scambiato due parole, ma mi riservo di approfondire a dovere la conoscenza. Voglio vedere nei loro occhi l’energia, la fame. La stessa che ho lasciato un mese fa e ho subito ritrovato nei “vecchi”».

La prima carezza del patron è per un gioiello, e non potrebbe essere altrimenti: obiettivo, Swarovski. «Abbiamo fatto una squadra giovane, perché ci piacciono i giocatori con la voglia matta di emergere, e preferiamo la forza del gruppo ai grandi nomi fini a sé stessi. Ma ci sarà bisogno dell’esperienza di due o tre chiocce. Sono quelli come Neto a indicare la direzione a tutti gli altri. Dal brasiliano mi aspetto ancora più leadership».

Il discorso scivola inevitabilmente sul futuro: «La prima cosa è conservare la categoria, perché la B è un patrimonio su cui costruire tante altre cose. La A maiuscola di VareseAma non è voluta, ci ho pensato dopo aver coniato lo slogan: non illuderò nessuno parlando di promozione, l’obiettivo iniziale sono i famosi 50 punti. Poi, se capiterà, mica ci tireremo indietro: sapendo, però, che se le cose succedono troppo in fretta si rischia di fare il volo di Icaro».

Capitolo strutture: «Il centro sportivo è una delle tante idee che, istituzioni permettendo, vorrei portare avanti. Ma non lo pongo come una conditio sine qua non: sono nato e cresciuto in provincia di Varese, amo lo sport, ho preso la società per passione, con cuore di tifoso. Farò il possibile per realizzare questo e altri progetti, ma se un giorno me ne andrò non sarà perché non me li lasciano fare: sarà perché mi sarò dimostrato inadeguato a reggere le sorti del Varese».

Poi Laurenza riprende il pensiero iniziale, scende i gradini in un tifo da stadio, mette la squadra a cerchio e stando al centro la arringa: «Vi chiedo rispetto per la gente. Se qualche volta sarete a corto di stimoli, guardate queste facce – indica i tifosi di fronte – e ricordatevele: perché loro vi sosterranno sempre».

Scattano i 92 minuti di applausi (90 più recupero, ovviamente) di fantozziana memoria.

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