– Addio al Piantone di via Veratti. Un pezzo importante di storia varesina destinato ad andarsene. Il grande albero, punto di riferimento per generazioni, silente testimone della vita della città, dovrà essere almeno parzialmente tagliato. L’albero, secondo quanto gli uffici del Comune hanno appurato, è infatti biologicamente morto. Motivo per cui si rende necessaria l’asportazione di tutta la chioma. Potrà rimanere al massimo solo il tronco. Una notizia che non può non essere accolta con tristezza dai varesini, abituati da sempre a vedere il Piantone in via Veratti, una di quelle presenze che sembrano essere eterne. Più di alcuni edifici che costituiscono parte del centro varesino.
Il grande cedro, la cui storia inizia nel 1870, era infatti lì da prima che venissero eretti molti dei palazzi che lo circondano. Ma è malato da tempo. Un fungo, il Phellinus torulosus, agente di carie bianca basale, lo sta divorando e non ci sarebbe più nulla da fare. I primi danni all’albero, un cedrus atlantica (o cedrus libani variante atlantica), questa la specie del cedro proveniente dal Marocco, risalgono alla metà degli anni ’20, si legge nella relazione. Per la precisione tra il 1923 e il 1927, «quando fu deliberato lo sventramento per fluidificazione del traffico e risanamento igienico della città di Varese pianificata dagli urbanisti , e . «La roccaglia di ceppo d’Olonma abbarbicante il colletto e prozione basale di fusto è successiva (1923-27) alla posa dell’albero nel giardino dell’Adamoli (1870 circa), così come la costruzione dell’attuale edificio di cinque piani a ridosso dell’albero risalente agli anni ’30: tale situazione perdura, invero, da quasi 90 anni».
In poche parole, i lavori di urbanizzazione attorno all’albero lo hanno, per forza di cose, indebolito. Quindi c’è una fase successiva, con ulteriori danni al colletto, che risale al 1980. In quel periodo venne sostituita la volta di un ramo del Vellone con una nuova copertura piana in cemento armato, «il tutto in prossimità delle radici dell’albero». Quindi una
serie di «ferite meccaniche» dovute ai lavori di fognatura e stradali fatti sempre in prossimità dell’albero negli anni ’80. Queste ferite sono il motivo, secondo gli esperti del Comune, della «riduzione degli anelli di crescita ed una lunghissima alternanza di brevi anelli, per ora inspiegabile se non con un prolungatissimo stress da individuare». Questa la relazione dell’agronomo nel 1998.
Quindi, a partire dalla fine del 2011, è stata inoltre individuata la presenza del fungo. Che, secondo gli uffici del Comune, avrebbe attaccato la pianta proprio dopo le ferite inferte negli anni ’80, in un periodo in cui l’attenzione alle risorse dell’ambiente erano veramente scarse. «L’individuazione specifica del fungo cariogeno è stata avvalorata a gennaio 2012 dalla mappatura genetica del Dna grazie alla collaborazione dell’Impresa sponsorizzatrice della manutenzione del monumento vegetale con il laboratorio federale di Scienza e Tecnologia dei materiali di San Gallo, in Svizzera, diretto dal professor ». La proposta del Comune, sottoposta alla Soprintendenza, consiste nell’asportazione irreversibile della chioma finalizzata al solo mantenimento di porzione di fusto dell’albero. Il rischio prospettato è che i rami possano cadere, ferendo i passanti. Per omaggiare la storia del “Piantone” ci sono due proposte. Una è quella di mantenere il tronco, per conservarne la memoria. La seconda è di toglierlo integralmente, e piantumare un albero della stessa specie, tra i quattro e i cinque metri di altezza, per dare continuità alla sua storia.













