Il piccolo Alessandro salva la mamma

Il primario di cardiologia Giuseppe Calveri: «Il 40% degli infartuati non riconosce la gravità del male»

Piccolo ma coraggioso. Alessandro, 4 anni, non sa ancora né leggere né scrivere, ma ha imparato a riconoscere i sintomi che si manifestano quando una persona ha un malore. Mamma Giancarla, infermiera di professione, gli aveva spiegato: «Quando una persona sta male, devi guardare gli occhi: se non si muovono, vuole dire che è necessario chiamare i soccorsi». E lui prontamente, ha capito che qualcosa non andava e che doveva cercare aiuto per salvare la sua mamma.


La signora Giancarla, infatti, era alla guida della sua vettura quando è stata colpita da un attacco cardiaco. È riuscita a fermare l’automobile, ma poi ha perso i sensi. Ale ha visto che «la mamma non aveva gli occhi belli», così è sceso, ha fermato una passante e gli ha detto di chiamare il 112. Gli operatori del 118 sono giunti sul posto e hanno trasportato la donna all’ospedale di Circolo dove è stata ricoverata nel reparto di Cardiologia II, dove era già in cura.


«Questo intervento, che è stato risolto con fermezza da un bambino così piccolo grazie agli insegnamenti della mamma – spiega il direttore della divisione di Cardiologia II, -, deve essere da sprono alla popolazione che deve imparare a riconoscere i sintomi e contattare immediatamente il 112 che ha un filo diretto con il reparto di Cardiologia». Questo perché il 40% degli infartuati arriva al Pronto Soccorso dell’ospedale di Circolo con le proprie gambe o con la propria automobile. «C’è ancora un’alta resistenza tra i cittadini e i malati stessi a non voler riconoscere i sintomi e a voler gestire autonomamente la situazione. Se la mamma di Alessandro oggi sta bene è grazie alla tempestività d’intervento da parte degli operatori del 118 ».

L’evento si presenta all’improvviso, proprio per questo è importante intervenire subito. Per farlo tuttavia bisogna saper riconoscere immediatamente i sintomi, quei segnali d’allerta, che possono essere anche fondamentali per salvare la vita di una persona. Ad un certo punto si blocca il flusso di sangue diretto ad una parte del muscolo cardiaco e quindi subentra l’attacco di cuore: bisogna correre al pronto soccorso, perché, se il flusso sanguigno non viene ripristinato in tempi molto brevi, la sezione del cuore che è interessata dalla mancanza di ossigeno può essere danneggiata.

«Nel trattamento dell’infarto miocardico acuto – continua il dott. Calveri – la qualità della risposta assistenziale nelle prime ore dell’insorgenza dell’evento ricopre un ruolo determinante per la sopravvivenza del paziente». In tale contesto la realizzazione di una rete integrata territorio-ospedale permette di ridurre i tempi di trattamento e avviare il paziente al centro ospedaliero in grado di offrire il trattamento più appropriato.

Sulla base di tali premesse è stata avviata su tutto il territorio regionale la rete interospedaliera per l’emergenza coronarica (Rete stemi), grazie al lavoro di cardiologi ospedalieri, operatori del 118 e dei Pronto Soccorso regionali, è oggi possibile anticipare i tempi della diagnosi di infarto miocardico acuto e fornire al paziente il trattamento più appropriato.

La mamma di Alessandro, nella giornata di ieri, è stata trasferita per la riabilitazione all’istituto Maugeri di Tradate. Una decina di giorni di terapia riabilitativa e potrà far ritorno a casa dal suo piccolo soccorritore.