Uno schianto fatale, la notte tra il 4 e il 5 novembre del 2011, ha segnato il destino di , studente 23enne di veterinaria originario di Viggiù. Un incidente in motocicletta come tanti, tragico e ingiusto, da cui però si dipanano una catena di eventi che danno a quella morte un altro significato. È questo quello che viene raccontato nel libro “Il regalo di Bizzo”, una raccolta di lettere e testimonianze a cura di , preside del
liceo Sacro Monte, dove il ragazzo si era diplomato pochi anni prima. «La morte di Giovanni, in un certo senso, è stato un nuovo inizio – spiega Pippione – nel libro ho raccolto molte testimonianze di quello che è stata la sua vita, il suo impegno negli scout e in Gioventù Studentesca, oltre che nella scuola e in università. Più di tutto, però, attraverso le parole degli amici abbiamo ricostruito ciò che è successo dopo la morte».
Un percorso alla scoperta di un ragazzo all’apparenza comune, che ha lasciato un’impronta indelebile nelle tante persone che ha incontrato. La stessa famiglia, racconta Pippione, è rimasta stupita, scoprendo solo dopo la morte le piene potenzialità di Giovanni: mamma, papà e i quattro fratelli sono stati circondati da pensieri, ringraziamenti, riflessioni, un mare di affetto che li ha aiutati a galleggiare sopra il tremendo dolore per questo lutto, aiutandoli a trovare un significato ad una morte all’apparenza assurda. Un affetto che ha fatto ritrovare loro Giovanni nei gesti e nelle parole di tanta gente.Perfino la guida di Comunione e Liberazione, don, ha telefonato alla famiglia Bizzozero, dicendo loro come la morte di Giovanni li abbia messi «di fronte all’Eterno. Ci ha fatto un regalo». È questa chiave, assolutamente religiosa, a guidare il libro e le vite della famiglia e degli amici di Bizzo, da quella notte di pioggia di quattro anni fa, quando la sua moto è scivolata sul selciato viscido, segnando il suo destino e quello di tante persone.Un destino che sembrava avviato verso un percorso sereno e tranquillo: Giovanni, dopo la maturità scientifica, si era iscritto a veternaria, all’Università Statale di Milano. Il suo sogno era quello di ripercorrere le orme del padre, veterinario punto di riferimento per la Valceresio, dal suo studio di Viggiù. Nel frattempo, Giovanni era stato capo scout, poi impegnato in Gioventù Studentesca e perfino in politica, facendo parte dello staff d volontari che aveva aiutato nella campagna elettorale per le regionali del 2010.
Era legato anche a Radio Missione Francescana, grazie all’amicizia con la famiglia di, una delle voci storiche dell’emittente varesina. Tutti impegni portati avanti con serietà e generosità, come dimostra anche la responsabilità dei lupetti, che il gruppo scout Aggs Varese 2 gli aveva affidato. Poi la moto che sdrucciola nella notte milanese, interrompendo improvvisamente il percorso di Giovanni verso una vita impegnata e piena. «La morte di Giovanni è stata per me un seme di crescita» racconta un’amica a “Tracce”, la rivista di Comunione e Liberazione, spiegando come proprio l’imprevedibilità della tragedia sia stata un nuovo punto di partenza, per dare ad ogni azione, anche la più banale, un nuovo significato. È stato questo, alla fine, il vero «Regalo di Bizzo».













