Il rosso «Provincia» Dà sangue al Varese

Ci aspetta, cari amici del tifo calcistico, una serata novarese in rosso passatoia, sulla quale immaginare il Varese che sfila, reclama l’applauso, s’atteggia a modello perfetto, guadagna l’uscita (quasi l’uscita intera, nell’attesa del defilè di ritorno a Masnago) dall’anticamera della serie C. Lo accompagniamo con il rosso della nostra testata, aggettante sul fondo bianco, così da ricordare i colori storici, vorremmo dire perfino antichi e addirittura leggendari, d’una squadra di vincente corsarismo. L’avete sempre seguita, scortata, riempita d’incitamenti, fatta segno d’indulgenze quando le circostanze volgevano al peggio: siate coerenti con il passato, e rimanetele accanto nel presente. Non abbiate paura di tingervi di nuove (di rinnovate) tonalità di rosso.

Rosso passione, innanzitutto. Quella che viene da origini misteriose, affluisce impetuosa nel metabolismo sportivo, innalza l’indicatore dell’orgoglio identitario, colora l’anima. Proprio così: ci si guarda dentro, e si scopre d’essere un tutt’uno cromatico con la squadra del cuore. Cuore rosso o rosso cuore, naturalmente: lì (qui) batte l’entusiasmo che trasloca da una generazione all’altra, da un’epoca alla successiva, da sempre a oggi.

Rosso camicia, a proseguire. Cioè rosso garibaldino. Ce l’abbiamo nel dna municipale, Varese che reca con sè l’eredità e il marchio del comandante unificatore d’Italia, incline a frequentarci spesso, a regalarci benevolenza, a guerreggiare dal colle di Biumo mettendo in fuga gli Austriaci che cannoneggiavano la torre del Bernascone. Lezioni di audacia, scaltrezza, fede. Le abbiamo memorizzate, stivate nell’intimo, messe al sicuro per recuperarle a ogni tempo debito: quello di stasera lo è, e sapremo come comportarci.

Rosso bandiera, per citarne un altro. Non solo un vessillo da sventolare, anche un drappo da leggere. Tra le pieghe è scritto il passato del nostro club, che nacque viola per poi ravvivarsi in qualcosa di meglio espressivo della varesinità pallonara: il vermiglio dell’entusiasmo collettivo, lo scarlatto della cifra tecnica, il corallo delle intuizioni dirigenziali, il rubino della classe di numerosi protagonisti.

Rosso globuli, e siamo al pulsare dell’emozione. Al circolare d’uno speciale ossigeno nelle vene, quando stiamo su una gradinata. Al materializzarsi fisico dell’amore per il Varese. Un po’ esagerato, d’accordo. Un po’ crepuscolare, di certo. Un po’ retorico, senz’altro. Però assolutamente e fortemente vero, come quando da fanciulli ci s’imporpora per una trascurabile piccolezza assegnandole superba grandiosità.

Cose da ragazzi allora, cose da ragazzi ora. Però che bello aver mantenuto questo candore che ci ha verniciato lo spirito, e nessun acquazzone della vita riesce a cancellare.

Rosso fiamma, per chiudere. A volte una fiammata imperiosa, a volte una fiammella flebile. Tuttavia mai spenta e invece costantemente accesa, curata, protetta. Forse ogni tanto lasciata nel corner della solitudine, ma quando l’occasione chiama, eccoci pronti a ravvivarla, farla innalzare, soffiarvi dentro con la gioia che viene dall’affezione campanilistica, dalla voglia d’esserci, e infine dal dovere civico. Perché tradire il Varese che si gioca tutto, ci sembrerebbe un tradimento a Varese cui dobbiamo molto, se siamo almeno un poco varesini.

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