VARESE Prima è toccato al gelato, adesso è il turno del caffè: gli aumenti sono confermati ed entro l’estate la tazzina arriverà 1 euro tondo tondo. Anche a Varese i baristi stanno scontando i rincari all’origine del 9% sulla materia prima, che si traducono poi nel 18% in più sui prezzi d’acquisto del rivenditore finale. Colpa dell’effetto che hanno avuto il rialzo del costo di produzione, le speculazioni dei fondi d’investimento che negoziano con gli strumenti finanziari e le crisi internazionali. Fatto sta che, abbinati questi fattori al rincaro di tutto ciò che serve per mettere sul bancone del bar una tazzina di caffè, il risultato è che a meno di un euro per un’attività non ha senso nemmeno servirla. «I prezzi erano fermi praticamente da quando c’è stato il passaggio dalla lira all’euro», spiega Antonella Zambelli, rappresentante Fipe, «eravamo a 0,78 e siamo arrivati da poco a 0,90, perché fino a qualche settimana fa era rimasto a 0,85». Girando per i bar varesini, del resto, il prezzo già si colloca tra i 90 centesimi e 1 euro praticamente ovunque. A 80 o 85 centesimi com’era fino ad un paio d’anni fa, il barista non rientra neanche del costo. «Il prezzo giusto sarebbe tra i 90 e i 95 centesimi, ma per avere un minimo di margine e fare cifra tonda l’ideale è farlo pagare tutti un euro», commenta la fiduciaria, che spiega da cosa
deriva la modifica al rialzo. «Una buona miscela ci costa come minimo 13-14 euro al chilo. Un rincaro di 3 euro per circa 140 caffè in effetti non è molto, sarebbero 2 centesimi per tazzina, ma non si tratta solo del caffè». Sono aumentate infatti tutte le voci che concorrono ad offrire il prodotto finito: «Abbiamo la manutenzione delle macchinette, le riparazioni, il costo del detersivo per lavare le tazzine», sottolinea la Zambelli, «e poi il caffè normale non lo prende più nessuno, lo vogliono tutti macchiato. Però anche lo zucchero e il latte sono aumentati». Il latte in particolare ha subito una vera e propria impennata del prezzo. «Un aumento stratosferico», assicura: «Ne prendevamo una quantità minima dalla Parmalat ma prima ce lo vendeva a 81 centesimi al litro, adesso ci hanno detto che in aprile sarebbe passato a 1,41 euro. Abbiamo detto arrivederci e grazie, a questo punto prendiamo il latte Varese che è comunque aumentato ma non così tanto». Il problema di alzare il prezzo della tazzina non si pone per chi lavora principalmente in orario da aperitivo: in tal caso fa sostanzialmente un corollario. Si pone invece per i tanti bar varesini che di fatto campano con la caffetteria. «Non imponiamo niente a nessuno, è chiaro che se uno vuole può darlo anche a 50 centesimi o a 5 euro, ma sarebbe bene che tutti tenessimo un prezzo uniforme».Francesca Manfredi
s.bartolini
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