Il sogno di Collovati: «Nella mia Pro voglio rivedere lo spirito del vecio»

Il ritorno a casa del campione del mondo: dalle giovanili del Milan a dirigente biancoblù: «Primo: valorizzare i giovani e riempire lo stadio. Concretezza e umiltà, come mi insegnò Bearzot»

«Mi richiami tra due minuti per cortesia: devo salutare una persona». Il tono di voce è quello di sempre: educato, posato, british. Ma Fulvio Collovati va di fretta, come la nuova Pro Patria. Perché di tempo non ce n’è più: sabato prossimo c’è il debutto in campionato contro la FeralpiSalò – ora è ufficiale – e bisogna farsi trovare pronti. Riunioni, telefonate, appuntamenti. «Il mio

impatto con Busto? Per me è un ritorno alle origini – risponde il responsabile dell’area tecnica biancoblù – Rivedo luoghi che frequentavo quarant’anni fa, quando giocavo nel settore giovanile del Milan. Le mie prime uscite in macchina le facevo da queste parti: Busto, Legnano, Gallarate (la città di mia moglie). Tornare qui non dico che mi emozioni, sarebbe eccessivo, però mi fa piacere. Detto questo…».

Appunto. Ci dobbiamo calare nella nuova realtà. La Pro Patria è una società affascinante. Ma non possiamo restare fermi alla storia. Dobbiamo rilanciare il club, sanarlo, renderlo soprattutto una fucina di giovani da far crescere e valorizzare. E poi dobbiamo riuscire a far tornare la gente allo stadio, a farla affezionare di nuovo alla Pro Patria. Non sarà una cosa immediata: siamo consapevoli che serviranno tempo e pazienza.

Ora la priorità è giocare, abbiamo dovuto pensare soprattutto ad allestire la squadra. Ma gradualmente lavoreremo per cambiare tutto il resto: marketing, comunicazione, osservatori, settore giovanile.

Il nostro sicuramente. Ma tutte le società di Lega Pro dovrebbero ragionare in quest’ottica. Non si possono fare i salti mortali per poi fallire. No, serve un equilibrio economico: entrate e uscite devono essere in pareggio. Andare oltre è un rischio che non ci si può più permettere.