Il Varese come Pantani in salita:scatta e rifiata, poi torna in fuga

di Andrea Confalonieri

Meno undici, meno nove, meno nove, meno cinque, meno quattro: era il distacco del Varese dalla Sambonifacese, dall’Alessandria, dal Rodengo, dall’Olbia, dal Como prima che arrivasse Sannino, prima della diciotto partite senza sconfitte, prima della corsa a perdifiato con il paraocchi in cui la squadra si è spremuta l’anima, i nervi, il cervello come fossero limoni. Ricordiamocelo. Ricordiamocelo pensando a Pantani quando scattava in montagna: andava a riprenderli tutti uno alla volta ma poi, senza mai voltarsi, aspettava l’ultima salita prima della rasoiata finale. Ricordiamocelo e poi applaudiamo come hanno fatto i Ragazzi della curva, gli Amici del Varese, il Gruppo Comodo e la tribuna centrale sapendo che la memoria, la storia, le imprese di cinque mesi non passano via come il vento dell’ultima partita casalinga che è rotolata fino alla ovvia conclusione di uno stanco e giusto pareggio. Ricordiamocelo per ricacciare in bocca ai legittimi proprietari qualche frase feroce, isolata e bastarda tipo: "Non ne hanno più", "Non è più il Varese di prima". Ricordiamocelo perché quelli che non hanno mollato da ultimi in classifica, non molleranno mai, soprattutto se sono più bravi a uscire

dalle situazioni difficili piuttosto che a gestire quelle normali. Ricordiamocelo guardando Lepore nervoso come una biscia, Crocetti e Del Sante che corrono come pazzi senza toccare un pallone, Grossi che scarta un avversario e poi inciampa in se stesso, la difesa più forte del campionato pugnalata dai ragazzi del Pizzighettone e ovviamente dal figlio di Bettega che nel nome del padre "doveva" segnare a Masnago.Ricordiamoci che questa squadra col batticuore e il fiatone, questa stessa squadra che adesso gioca con il patema d’animo e la paura di sbagliare perché forse è un po’ schiacciata sulle gambe dalla responsabilità di ripetere una serie irripetibile e di essere all’altezza di se stessa deve semplicemente sapere da noi, dalla società, da Sannino e da tutti i tifosi una cosa: ragazzi, state tranquilli e rilassati perché non vogliamo la luna. Quella la chiedono all’Alessandria, al Rodengo, all’Olbia e al Como, dove dopo un pareggio come l’ultimo si buttano sotto un treno. E invece noi siamo qui pimpanti, orgogliosi e mai così sicuri ad allungarvi una mano sulla spalla e a dirvi: vi crediamo, vi aspettiamo, vi vogliamo così come siete sempre stati.

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