«Il Varese è come un figlio. E il tempo rivela ogni cosa»

Antonio Rosati -. L’avvocato Amirante: «Domani l’udienza preliminare. Andremo a giudizio per difenderci»

– «Domani avremo una prima definizione della situazione: inizierà la discussione dell’udienza preliminare e il pubblico ministero farà le sue richieste». , legale di , ex presidente del Varese, non si aspetta sorprese. «Il pm chiederà il rinvio a giudizio per il mio assistito – spiega – e così accadrà, credo. Forse, se il gup mostrerà un po’ di coraggio, potremmo vederci ridimensionare alcuni capi di imputazione».

Il dunque è qui. Ci vorranno un’altra udienza, forse due, poi apparirà chiaro il destino di Rosati arrestato il 29 ottobre insieme all’ex calciatore varesino Bruno Limido e all’ex ad del Varese 1910 Enzo Montemurro nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano su una presunta frode fiscale da 63 milioni. Frode che, stando alle indagini del Nucleo di polizia tributaria della Gdf, sarebbe stata realizzata nei settori della logistica, dei trasporti e del facchinaggio attraverso una rete di cooperative. Nell’ottobre 2014 i finanzieri del comando provinciale di Milano avevano dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai pm Nocerino e Ascione a carico di 8 persone per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, tramite l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Da aprile dell’anno scorso Rosati e Montemurro sono liberi, Limido già da dicembre 2014. L’ex presidente biancorosso è uscito dal carcere dopo sei mesi, allo scadere dei termini di custodia cautelare, e anche per questo il suo legale si aspetta infine un rinvio a giudizio «che ci permetterà di difenderci. Abbiamo degli argomenti che crediamo solidi». Rosati, al Varese dal 2008 al 2013 (l’era della scalata dall’ultimo posto della Seconda divisione alla finale per la serie A), poi approdato al Genoa, questa città e questa squadra non le ha mai dimenticate. Nonostante tutto.

«Ho guardato a distanza quello che definire figlio potrebbe apparire irriverente, ma tale lo considero – dice Rosati – questo Varese che è comunque una parte di me. E ho sofferto quando l’ho visto soffrire, quando ho visto la società affrontare passaggi che si sono poi rivelati fatali. E ho gioito quando è arrivata la promozione dopo un campionato splendido».
Promozione dal basso. «Come dal basso, ma lo dico con rispetto estremo perché intendo dal popolo, è arrivato il riscatto. I tifosi magnifici del Varese – dice Rosati – hanno dimostrato che anche quando il fuoco sembra spento può restare in vita un tizzone sotto la brace capace di accendere un falò gigantesco. E questo è stato il Varese in questo campionato».
Sul resto Rosati preferisce non parlare: «Il tempo è galantuomo e rivela ogni cosa. Io mi affido a vecchi saggi popolari: la pazienza è la virtù dei forti. E io so aspettare. Tutto si chiarirà».
Un Varese seguito a distanza, però. «Sono anche tifoso dell’Inter e mi ritrovo come è accaduto domenica sera a dover spiegare cosa significa la sofferenza di essere interisti», dice con un sorriso. Che si smorza: «Il Varese per ora è a distanza – conclude – la mia riservatezza mi ha impedito di tornare in quello stadio. Ma sono certo che tra tre o quattro anni e questa società tornerà a grandi livelli».