Sabato scorso Andrea Abodi, il presidente della Lega di serie B, era a Varese per consegnare il libro di «B Futura» al sindaco Attilio Fontana. I biancorossi vogliono un nuovo stadio e si sta cercando l’area adatta, che dovrà colmare la grande lacuna della società e cioè la mancanza dei campi. La squadra è costretta a girovagare dal Franco Ossola a Cassinetta di Biandronno e a Capolago, nel
centro sportivo del Bosto. Proprio qui una colonna del passato continua a lavorare: stiamo parlando di Oscar Verderame, il portierone che, dieci stagioni fa, nel 2004-2005, era la saracinesca della porta varesina nel campionato di Eccellenza: «Ora – confessa – sto dando una mano al Bosto che vuole far crescere i suoi portieri con la mia metodologia di allenamento. Stare in campo è la cosa che mi piace di più».
Ma vi immaginate se il mitico Verderame fosse stato in porta nella sfida di Coppa Italia a Parma, persa 4-1 dai giocatori di Gautieri? Ne avremmo viste delle belle perché il grintoso portiere non avrebbe tentato soltanto di dare sicurezza alla difesa ma si sarebbe sgolato per caricare al massimo una squadra che era spenta e senza troppa voglia di lottare.
Al Tardini ci sarebbe voluto lo spirito che ha riportato in alto il Varese grazie all’inossidabile minatore Beppe Sannino. Ma sarebbe stata indispensabile anche quella forza d’animo e quell’orgoglio con cui Sean Sogliano aveva rifondato la società nell’estate di nove anni fa. Queste caratteristiche appena citate non si sono, però, proprio viste a Parma e a dirlo è lo stesso Verderame: «Ho visto la
partita in televisione anche perché ero curioso di capire come si sarebbero espressi in Coppa alcuni biancorossi dalla lingua lunga. Questi campioni nel parlare hanno fatto vedere di tutto tranne quella che per tanti anni è stata l’anima del Varese: la fame, la voglia di buttarsi su ogni pallone e di non fermarsi mai per correre dietro alla palla in ogni zona del campo».
Il pesante 4-1 che ha schiacciato gli uomini di Gautieri è stata una ferita per i tifosi: «Un risultato così – continua Verderame – fa pensare e porta con sé questa domanda: ma la squadra ha onorato la maglia del Varese, che deve essere fiera di portare sempre, nelle amichevoli, in coppa e in campionato, oppure ha preferito affrontare l’impegno come se fosse una pratica da archiviare al più presto, senza preoccuparsi neppure del risultato?».
La risposta sta già nell’interrogativo di Verderame, che prosegue: «A Parma ho visto gente che cadeva a terra e non si preoccupava più di tanto di rialzarsi a lottare, come deve fare chi ha il privilegio di indossare la maglia biancorossa e chi sa cosa vuol dire varesinità. Ricordiamoci come sono stati vinti i tanti campionati in cui, sulla carta, la nostra squadra non avrebbe mai potuto competere con le super favorite e neppure con gli avversari di seconda fascia: grazie alla voglia di emergere e alla capacità di stupire per la fame e la grinta. Anche se eri morto, riuscivi a dare qualcosa in più degli altri».
Verderame non si stufa di sferzare il Varese: «A parlare sono tutti bravi ma quando vai in campo devi dare tutto. Il debutto di Milan? Ha aspettato tre anni per rivendicare di essere un portiere ma al Tardini è sembrato più che altro un vigile intento a dirigere il traffico: qualcosina in più poteva farla».
Domani c’è l’impegnativa trasferta di Carpi: «Mi auguro – conclude Verderame – che il Varese onori la maglia e ci metta anima e cuore, come facevamo noi in Eccellenza. E se sapevamo di essere meno forti degli altri, davamo il mille per mille pur di colmare la differenza e essere all’altezza».
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