Il Varese rivuole i trofei della sua storia: «Ci porteremo a casa le nostre coppe»

Il fallimento, oltre ad aver spazzato via una società, ha fatto sparire i simboli delle vittorie più belle. Dovranno essere acquistati dal vecchio sodalizio, una volta che verranno censiti dal curatore Fisco

I primi due fallimenti nella storia del Varese – quello del 1988 e quello del 2004 – hanno spazzato via altrettante società – – facendo sparire pure trofei unici, che le varie squadre si erano conquistate sul campo con tanto sudore.

Non sapremo mai dov’è finita una medaglia che i biancorossi di si erano guadagnati nella loro stagione più bella: il campionato di Serie B 1981-1982, chiuso con una promozione in A solo sfiorata e anzi scansata per evitare un costoso salto di categoria e rimanere sul palcoscenico cadetto, ideale per lanciare i giovani giusti, per valorizzarli e, infine, per monetizzare. L’interesse personale e la ricerca del profitto avevano spezzato le ali a quel favoloso Varese di Fascetti a cui rimarrà, comunque e per sempre, appuntata sul petto la .

Un prestigiosa onoreficenza concessa al club «quale valido ricordo dell’opera svolta per lo sviluppo degli ideali morali e sportivi rappresentati in tanti anni di attività». E attribuita, guarda caso, proprio nel cuore di quella stagione: martedì 23 marzo 1982, attraverso un eloquente pezzo di carta accompagnato da una preziosa medaglia di cui oggi non si trova traccia, essendo stata fatta sparire, chissà dove, dall’ingorda venalità di qualcuno.

Il nuovo Varese Calcio, rinato l’estate scorsa, non vuole perdere le proprie radici, come fa capire . Il vicepresidente è chiaro:

. Si tratta sostanzialmente di tre trofei, quelli delle vittorie esaltanti ottenute dal sodalizio appena deceduto ufficialmente: la coppa per aver vinto il campionato di D nel 2006, quella per il primo posto in Seconda divisione nel 2009 e quella per la promozione in B del 2010. Il Varese dovrà comprare queste coppe che appartengono ancora al vecchio sodalizio, dichiarato fallito mercoledì 11 novembre 2015. Il commercialistaè il curatore fallimentare che procederà al censimento dei beni della vecchia società. Dovrà incontrarsi con l’ultimo amministratore del club, cioè , e poi stilare l’elenco dei cosiddetti cespiti, che sono i beni di proprietà del vecchio sodalizio, parte dell’attivo patrimoniale.

Fra questi dovrebbero esserci appunto anche i trofei che il nuovo Varese, come ha fatto capire bene Galparoli, vuole perché la storia biancorossa è un patrimonio immenso e arriva da lontano. Sono 105 anni dipinti con le tinte, forti e accese, del cuore di chi ha avuto l’onere e l’onore di portare sulla propria pelle una maglia gloriosa, fin dai lontani tempi in cui era di seta biancoviola. E veniva indossata da «gente senza pretese, senza ingaggi, senza mezzi termini»: le parole, assai eloquenti, con cui ha sapientemente descritto, nel suo bel libro sui primi cinquant’anni di calcio nella Città Giardino, quei coraggiosi pionieri che. Il primo presidente e gli altri soci fondatori – – hanno dato il via a una passione autentica, genuina e prorompente. Quella del Varese che, nel corso dei decenni, ha perso la maggior parte dei suoi trofei, delle sue coppe. Un errore da non ripetere, considerando soprattutto il nuovo genuino entusiasmo rinato intorno al club. A proposito: l’Associazione Tifosi, battezzata il mese scorso, darà una cena martedì 15 dicembre, a cui parteciperanno i giocatori e lo staff della prima squadra (l’appuntamento è al Tourlé di Gazzada). Domani sera, intanto le Donne Biancorosse capitanate da Yvonne Rosa si ritroveranno in Tana d’Orso a Mustonate per la loro cena.