Il “vecchio” Vela si riempie e attende per più di un’ora. Poi esplode in un applauso

In platea - Il popolo della sinistra si riscopre più forte che mai

Un’oretta di attesa, poi è Renzi-show. Persino il dialetto a casa di Maroni: «Ofelè, fa ’l tò mistè».Il “vecchio” cinema Vela si riempie in fretta: automobili parcheggiate un po’ ovunque, dal Carrefour ai distributori di benzina. All’ingresso c’è il segretario provinciale Samuele Astuti, con il tutore al braccio, in permesso dall’ospedale di Circolo dove è ricoverato dopo l’incidente in bicicletta di qualche giorno fa. Non sono ancora scoccate le 21, ma i pass per la stampa sono già esauriti, così le ragazze dello staff “sacrificano” i loro per far entrare i molti giornalisti locali, regolarmente accreditati. Che in sala vengono confinati nella parte posteriore della platea, si sa mai che vogliano azzardarsi ad avvicinare il premier. Ci si deve sedere tutti, «altrimenti vi fanno uscire». Nel frattempo parte una raffica di video, con Davide Galimberti nelle sue uscite pubbliche e il sindaco di Firenze Dario Nardella che gli fa da testimonial d’eccezione. «Sono molti temi di destra, per la verità» nota una signora dietro alla “tribuna stampa” mentre scorrono i video di Galimberti, che parla di sicurezza e decoro nei quartieri. Sul palco solo un leggio con il doppio microfono e ai lati due file di cavalletti con i manifesti a tinte pastello della campagna di Galimberti. Tutto molto renziano. Alle 9.23 appare sul palco Paolo

Bertocchi, vicesindaco di Cunardo e consigliere provinciale: «Ancora dieci minuti, il presidente sta arrivando. Prendete posto». Alle 9.43 dalla platea parte il primo applauso spontaneo di spazientimento. Qualche minuto dopo parte la hit “Reality” del belga Lost Frequencies, e dall’uscita di sicurezza della sala compare finalmente Matteo Renzi, subito accolto da una standing ovation. Sul palco a far da cerimoniere ci va Alessandro Alfieri, che presenta “all’americana” i candidati sindaci delle città sopra i 15mila abitanti, tra cui il gallaratese Guenzani a cui Renzi aveva già portato fortuna cinque anni fa e l’applauditissimo Astuti, prima di accogliere con un “cinque alto” il candidato di Varese Davide Galimberti. L’applauso più caloroso se lo prende proprio lui, quando ammette di essere «stufo di vedere identificata Varese con la Lega». Matteo Renzi, che esordisce con un «Bravo Davide. Il prossimo sindaco di Varese», usa subito la grande empatia e la capacità dialettica di cui è maestro per entrare in contatto con i mille in platea. Aneddoti, episodi di vita (da sindaco) vissuta, giochi di parole, filosofia sui valori del cambiamento e della rottamazione contro la «casta», freddure, ma anche attacchi frontali (dai diamanti in Tanzania alle lauree in Albania) e persino il dialetto («ofelè, fa ’l tò mistè») a casa della Lega. Sì, la sfida ufficialmente è lanciata.