– Qualche tempo fa vi abbiamo raccontato di un ciclone che si era abbattuto su Varese: , passato in città per registrare uno dei suoi “Cantare sulla gente”. Sebastian ci ha poi scritto per ringraziarci e ha fatto di tutto per avere una copia del giornale da conservare. Così gli abbiamo proposto un’intervista per raccontarvi la storia di uno youtuber diventato famoso grazie a due semplici cose: un’idea e una telecamera. E abbiamo scoperto un ragazzo che ha passione, fantasia e una grande voglia di impegnarsi per inseguire un sogno. Sempre divertendosi e facendo divertire.
Ho 23 anni, sono di Firenze. L’idea di fare video è nata per caso due anni e mezzo fa. Giocavo da semi-professionista a basket, per andare ad allenamento prendevo il treno, spesso in ritardo. Una sera dovevo raggiungere gli amici, ma c’era un ritardo di un’ora. Whatsapp non funzionava e per avvisarli ho girato un video, ironizzando su Trenitalia e riprendendo il luogo desolato dove mi trovavo, la stazione di Monsummano Terme: un solo binario, era mezzanotte, completamente deserto. L’ho caricato su Facebook: 200 like. Pensai: figata! Due giorni dopo mi lascio con la mia ragazza: la mattina mi sveglio e decido di farne un altro. Sono a letto, brutto, tutto storto. Prendo in giro quelli col jeansino col risvolto in fondo: «Che, c’avete problemi con la lavatrice a casa?» Altra pioggia di like. Così le persone hanno cominciato a scrivermi, chiedendomi di farne altri: ne realizzo uno a settimana e in poche settimane la cosa esplode. Dopo 40 giorni mi propongono la mia prima serata come ospite in discoteca.
All’inizio facevo monologhi in toscano, raggiungendo 42.000 like su Facebook, e ho cominciato a lavorare a TeleRegioneToscana. Poi mi serviva una svolta e ho iniziato a fare parodie di video virali: la fan page è cresciuta a 230.000 like in due mesi. Le serate e i cachet sono cresciuti.
Sono passato sotto un’altra agenzia, che mi ha consigliato di trasferirmi a Milano. Le parodie funzionavano ancora, ma la crescita dei fan ero in calo. La regola numero 1 del web è questa: se non ti rinnovi, sparisci. Mi sono rinchiuso in casa con il rapper , con cui convivevo, a studiare il web estero. Ho visto che funzionava filmare le reazioni della gente quando gli viene mostrata la telecamera. Ho pensato: “È il format giusto”.
Vivevo con Fred, ero un suo fan. Cantavo di continuo la sua canzone “Rodeo”. Ho preso il telefono e ho cominciato a inseguirlo per casa, continuando a cantare la sua canzone, filmandolo. Tutto il giorno, 20 volte almeno. Ne è venuto un video che mi faceva morire dal ridere: “Cantare insistentemente su Fred De Palma”. Così ho pensato: e se lo facessi sulla gente? Ne ho registrato uno, l’ho tenuto nel telefono per 10 giorni senza pubblicarlo. Poi lo caricai: 70000 like.
Ho fatto bingo. Ne ho fatti subito altri, che mi hanno dato credibilità e mi hanno fatto conoscere: sono andato agli Mtv Awards, ho fatto video con . Le persone mi dicono di pubblicare i video perché si divertono. Di lì a poco mi ha chiamato per fare un programma su Hip Hop Tv: con lui e ho poi condotto al Mediolanum Forum l’“Hip Hop tv Birthday party”.
Non potendo sfondare nel mondo del basket stavo per studiare per fare il tassista. Poi invece è successo tutto. Ora vivo a Milano, pago l’affitto senza problemi, vivo bene, mi diverto. Per tanti il web è “un ragazzino che fa video su facebook”. Non è semplice avere follower, ancor più difficile è trasformare il tutto in un lavoro. Ci sono tanti format divertenti, anche con numeri più alti dei miei, ma non vendibili.
Gli anziani, perché non si prendono sul serio. Alcuni si mettono anche a cantare. La signora che mi dà la bastonata nel video a Varese rideva, si è divertita.
Ho imparato a conoscerla. Ho girato diversi video e ho un amico di sempre che vengo spesso a trovarlo. Giro in piazza, conosco le due stazioni. Delle prime tre volte che sono venuto, le prime due c’era sciopero al ritorno…
Se le persone sono più contente dopo essersi sfogate sulla mia pagina, a me non interessa, facciano pure. Rispondo solo a chi mi scrive cose belle: l’ho imparato da Paolo Ruffini, grande amico e grande persona.
Sì, Mondadori mi ha chiesto di scriverlo: è un bel passo per la mia carriera, per ora molto piccola. Non sarà un’autobiografia o un “album di figurine”… Ma non vi dico nulla di più!
Un progetto televisivo. E mi piacerebbe fare cinema: scrivere film e interpretarli. Un sogno, per cui sto studiando e lavorando molto.












