Roma, 23 apr. (TMNews) – “Se Pasqua vuole dire ‘passaggio’, per
questi fratelli vittime della miseria, lo sarebbe – senza dubbio
– nel poter valicare un confine”. Così monsignor Alberto Maria
Careggio, vescovo di Ventimiglia-San Remo, in merito al blocco
alla frontiera francese per gli immigrati nordafricani.
“Ma quand’anche fosse loro possibile e in tempi ragionevoli”, aggiunge il presule in un intervento su ‘Famiglia cristiana’, “la vera Pasqua va ben oltre. Mette in evidenza la scarsa capacità di entrare in relazione con il cosiddetto ‘straniero’; a chi si accoglie e a chi si esclude. Dà a tutti la forza di abbattere le barriere del proprio egoismo che domina, asservisce, possiede e umilia”.
“Buona Pasqua da Ventimiglia, terra finita in prima pagina per la sofferenza di chi passa da qui, fuggendo dall’Africa desideroso di una vita migliore, e prova l’amarezza di una frontiera che blocca il passo”, scrive mons. Careggio sul settimanale dei paolini, sottolineando che “dalla fine di febbraio al 20 aprile sono stati distributi dal Centro d’Ascolto Caritas di Ventimiglia più di 2.000 sacchetti viveri (la giornata di maggior affluenza ha visto il passaggio di 183 persone); sono stati effettuati 224 interventi di
distribuzione di vestiario e scarpe e date 204 bevande calde, merendine e crackers, ma anche coperte, durante i passaggi dell’unità di strada presso la stazione ferroviaria”. In generale, “a Ventimiglia il dramma mette a fuoco le contraddizioni del fenomeno e del come armonizzare tanto l’accoglienza quanto la legalità e la sicurezza. Anche la Francia ha le sue leggi e vuole che siano rispettate. Per questo la sbarra del confine si alza con fatica, anche per coloro che attendono un via libera per l’ingresso”.
Ska
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