VARESE Attilio Fontana è pronto alla battaglia. Oggi, davanti agli oltre 1.500 sindaci lombardi da lui riuniti a Milano, il primo cittadino leghista di Varese e presidente regionale dell’associazione nazionale comuni italiani (Anci) lancerà la provocazione: «Chiedere al Governo di commissariarci, come sta facendo con le Province; poi vengano i prefetti e decidano loro come e cosa vogliono fare».Fontana è preoccupato, amareggiato e arrabbiato al tempo stesso «Non ho alcuna intenzione di fare l’esattore per conto dello Stato» scandisce, riprendendo il filo dei tanti sfoghi che in questi giorni hanno costellato la cronaca amministrativa locale e nazionale. Chi è seduto su poltrone scomode – con bilanci risicati e la prospettiva di dover attivare leve fiscali elettoralmente infauste – da un lato provoca, anche per farsi sentire. E dall’altro rilancia: «Concretamente proporremo al Governo Monti di allentare il patto di stabilità, proseguire il processo di autonomia e federalismo già individuati, tornare al patto di stabilità a livello territoriale; lasciare ai Comuni l’intero gettito dell’Imu in cambio della rinuncia dei trasferimenti da Roma, reintegrare i troppi tagli sui servizi sociali, ritirare la norma sulla tesoreria unica e sbloccare i residui passivi dei Comuni». C’è questo, e dell’altro ancora, sul piatto della trattativa tra PalazzoChigi e Anci, alle prese tra l’altro con la persistente incertezza sul fronte Imu. Perché, se è vero che la prima rata di versamenti ammonterà al 50 per cento dell’importo ottenuto applicando le aliquote base e le detrazioni nazionali – altrettanto vero è che il Governo si è riservato un “bonus” indigesto agli occhi di Fontana: «Lo Stato ha previsto un introito di circa 21
miliardi dall’Imu ma, qualora la cifra non dovesse essere raggiunta, a luglio potrebbe aumentare nuovamente le aliquote. In questo modo, però, la democrazia va a farsi benedire, con l’aggravante di appesantire i Comuni virtuosi, ovvero quelli che pagano sempre e comunque e che si ritroveranno a pagare di più».Vie d’uscita non ce ne sono: senza l’imposta municipale sugli immobili il Comune sprofonderebbe in una crisi nera.«Ad oggi, con le attuali previsioni, mancano già all’appello 8,9 milioni di euro» rivela il sindaco. Tre milioni e 950 mila euro di minori entrate tributarie (Imu inclusa), 763 mila dal fondo della non autosufficienza e 4,2 di tagli ai trasferimenti statali. Le “limature” alle spese hanno permesso di raggranellare tre milioni, ma il saldo resta negativo: meno sei milioni. «L’unica possibilità, a meno di non tagliare i servizi, resta quella di alzare le tariffe»: si agirà sulle due aliquote Imu e si è già agito sui parcheggi. Le polemiche a questo proposito deludono: «Non è questo il modo giusto di affrontare problemi concreti, non è così che si fa capire ai cittadini come stanno davvero le cose». L’amarezza sta nel fatto che «una recente indagine della Cgia di Mestre indicava Varese come la città meno costosa di tutta la Lombardia». Eppure, sembra dire il sindaco, più che sberle non s’incassano: «Per esempio, stiamo facendo un bilancio senza avere gli elementi per farlo. Speriamo almeno di ottenere la possibilità di impostarlo sulla base del gettito stimato dal Governo…».Entro metà aprile, comunque, Palazzo Estense comunicherà ai cittadini in quali direzioni andranno le scelte tributarie: «Prima, però, incontreremo le opposizioni, per discuterne».Sara Bartolini
s.bartolini
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