VARESE In tutto è durata 33 giorni l’avventura di Giovanni Bianchi, cavaliere e istruttore Fise, primo varesino ad aver tentato (e concluso) il “Camino de Santiago de Compostela” a cavallo. Il celebre percorso sacro che ha visto, nel corso dei secoli, le suole di migliaia di pellegrini. Un’avventura mistica che Giovanni ha scelto però di affrontare in sella. Un viaggio in solitaria, senza assistenza, suoi unici compagni di viaggio il suo cavallo Hidalgo, un olandese pezzato di otto anni, e Brumilde, fedele jack russel che ha seguito e fatto da guardia nelle notti trascorse all’addiaccio. Per l’esattezza sono stati 890 i chilometri percorsi, da San Jean Pied du Port a Santiago fino a Finisterre, sull’oceano, dove si è concluso il viaggio. E dove, come tradizione vuole, i pellegrini lasciano un segnodel loro passaggio, di solito le scarpe usurate. E anche Hidalgo ha lasciato le sue scarpette Osca due, legate ad un albero, a perenne ricordo dei posteri. «Si tratta di scarpette speciali – spiega Bianchi – Servono a preservare le articolazioni del cavallo e si evita, inoltre, di ferrarlo diverse volte». Per la cronaca, il primo paio di scarpette ha tenuto ben 260 chilometri e il secondo 240. E la scelta di partire? «Inizialmente è stata una scusa per stare un po’ da solo – prosegue il cavaliere – un modo per cercare di isolarmi e riflettere in pace. Poi, da momento prettamente spirituale, si è trasformato in una vera e propria sfida. Quando cercavo di spiegare quello che volevo fare, mi guardavano come fossi matto: da solo tutti quei chilometri a cavallo e con solo un cane come compagno? E allora
ho capito che potevo e dovevo farcela, per dimostrare, anche a me stesso, che ci sono limiti che vanno affrontati e superati da soli». E da solo è partito il 5 aprile dal club ippico la Valletta di Varese per raggiungere, con il van, San Jean Pied de Port in Francia, dove lo ha parcheggiato. E da lì con Hidalgo e Brumilde si è diretto verso Roncisvalle in Spagna, dove è iniziata l’avventura. Cosa ha lasciato questa esperienza? «Ho visto posti stupendi e ho incontrato persone di tutti i tipi ma sono state le emozioni a marchiarmi a fuoco il cuore. Emozioni che ti regalano anche le persone che incontri, perfetti sconosciuti con i quali si instaura una speciale complicità e che ti aiutano, anche solo con una frase, a superare i momenti difficili del cammino. E poi la conferma, prima di tutto a me stesso, che anche da soli ce la si può fare. Comunque tutto ti emoziona, anche il semplice passaggio di uno stormo di passeri che si rincorrono tra le vigne. Sono immagini difficili da vedere in città».Quanto tempo è stato necessario per organizzare il tutto? «Organizzare il percorso in sé non è stato difficile, è già tutto segnato. Il difficile è stato organizzare il lavoro a casa, al maneggio. Comunque ci ho messo quasi due anni per concretizzare il tutto. Anche perché sono poche le cose che puoi trasportare con un cavallo, e, a dire il vero, tante le ho perse lungo il percorso». Un avventura, un viaggio che ha segnato non solo l’anima di un cavaliere ma ha dimostrato che i limiti esistono per essere superati.Anna Caldera
s.bartolini
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