Incendi nel VCO, finisce l’emergenza: dopo settimane di roghi torna in sede l’Unità di Crisi

Incendi nel VCO, finisce l’emergenza: dopo settimane di roghi torna in sede l’Unità di Crisi
Dal primo allarme di luglio ai fronti di Premosello, Val Grande, Ossola e Valle Cannobina: un imponente dispositivo di terra e aria ha lavorato per settimane per fermare le fiamme e proteggere abitazioni e frazioni

VERBANIA – Dopo settimane di interventi senza sosta, l’emergenza incendi boschivi nel Verbano Cusio Ossola può dirsi ufficialmente conclusa. Il rientro definitivo in sede dell’Unità di Crisi Locale (UCL) segna la fine della lunga fase operativa che ha impegnato il sistema provinciale di soccorso e i Vigili del Fuoco del Piemonte.

Una mobilitazione iniziata già nella prima settimana di luglio, quando le condizioni meteorologiche hanno creato uno scenario particolarmente favorevole alla propagazione delle fiamme. Settimane segnate da temperature elevate e da una prolungata assenza di precipitazioni, che hanno reso estremamente secca la vegetazione e complicato le operazioni di spegnimento.

I primi roghi e l’emergenza in Val Grande

Tra i primi territori a essere colpiti con maggiore intensità ci sono stati quelli di Premosello Chiovenda e del Parco Nazionale della Val Grande.

Qui la propagazione delle fiamme ha raggiunto livelli tali da rendere necessaria anche l’evacuazione precauzionale degli abitanti della frazione di Colloro, una delle situazioni più delicate affrontate durante l’emergenza.

La particolare conformazione montana del territorio, unita alla difficoltà di raggiungere alcune aree, ha reso indispensabile un coordinamento continuo tra le squadre impegnate a terra e i mezzi aerei.

Dal Verbano all’Ossola: diversi fronti contemporaneamente

Con il passare dei giorni, la situazione si è estesa a numerosi comuni del VCO, costringendo i soccorritori a operare contemporaneamente su più fronti.

Particolarmente impegnativi gli interventi a Piedimulera, Pallanzeno e Crevoladossola, dove le fiamme hanno raggiunto aree vicine ai centri abitati.

In questi scenari, definiti di interfaccia urbano-rurale, la priorità è stata quella di impedire che il fuoco raggiungesse direttamente abitazioni e infrastrutture.

A Calasca Castiglione, invece, le squadre hanno dovuto proteggere diverse frazioni montane e alpeggi isolati, mentre il fronte del rogo è arrivato a interessare anche il territorio del Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona.

Altre situazioni critiche si sono registrate in Valle Cannobina, dove l’estensione delle fiamme ha fatto temere anche un possibile sconfinamento verso il territorio svizzero.

Nel bilancio degli interventi figurano inoltre le operazioni condotte a Beura Cardezza, Bannio Anzino, Re e Omegna, a conferma della vastità dell’emergenza che ha coinvolto il territorio provinciale.

Una macchina dei soccorsi mobilitata per settimane

Per affrontare un’emergenza di queste dimensioni è stato necessario mettere in campo un dispositivo di soccorso particolarmente articolato.

In prima linea hanno operato le squadre dei Vigili del Fuoco e i Volontari AIB Piemonte, impegnati nello spegnimento e nella messa in sicurezza delle aree colpite.

Le operazioni sono state coordinate dai Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS) e dai Direttori Tecnici dei Soccorsi (DTS), con il supporto delle Colonne Mobili provenienti da altre province piemontesi e dalla Lombardia.

Un contributo fondamentale è arrivato anche dal cielo.

Per contrastare i fronti più difficili sono stati utilizzati elicotteri regionali, mezzi aerei dei Vigili del Fuoco, Canadair e gli elicotteri S64 della Flotta di Stato, impiegati soprattutto nelle fasi di maggiore intensità degli incendi.

Tagliafuoco, bonifica e droni per controllare le zone più impervie

L’attività di spegnimento non si è limitata all’attacco diretto delle fiamme.

Vigili del Fuoco e volontari AIB hanno realizzato linee di difesa attiva e tagliafuoco per proteggere abitazioni e infrastrutture, procedendo successivamente con lunghe operazioni di bonifica.

Un lavoro essenziale per eliminare i focolai residui e ridurre il rischio che il fuoco potesse riaccendersi.

In questo contesto ha assunto particolare importanza anche la tecnologia.

I nuclei SAPR (Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto) dei Vigili del Fuoco hanno utilizzato droni per la ricognizione, consentendo di sorvegliare dall’alto le aree più difficili da raggiungere e individuare eventuali punti ancora critici.

Una risposta corale del territorio

La gestione dell’emergenza ha richiesto infine un coordinamento costante tra numerose realtà.

Accanto ai Vigili del Fuoco e al sistema AIB hanno operato Forze dell’Ordine, Polizie Locali, Croce Rossa Italiana, Protezione Civile e amministrazioni comunali.

Un ruolo centrale è stato svolto dai Sindaci, chiamati a gestire le esigenze delle comunità locali e a mantenere il raccordo con il sistema di soccorso.

Con il rientro definitivo dell’Unità di Crisi Locale, si chiude dunque una delle fasi più impegnative dell’estate nel VCO.

Restano il lavoro di monitoraggio e il bilancio di settimane caratterizzate da numerosi fronti di incendio, ma anche dalla risposta coordinata di un sistema di emergenza che ha mobilitato uomini, mezzi e tecnologie per difendere il territorio e le persone che lo abitano.

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