Tutti assolti, con la formula della vecchia insufficienza di prova, i tre imputati accusati di aver tramato per cacciare il cinese Weiwei dal suo bar di via Sacco, quando si chiamava Angolo di Cielo ed era diventato il ritrovo dei ragazzini della città.
Il tribunale di Varese non ha ritenuto sufficientemente solida l’accusa portata dalla procura processo: l’ipotesi era che Weiwei fosse stato preso di mira da un tabaccaio della zona e da un barista di via Robbioni. Un terzo soggetto, che aveva rapporti di amicizia col barista, coinvolto anch’egli, avrebbe quindi riferito di una conversazione in cui l’amico si diceva sicuro che grazie all’incendio di quel bar sarebbe subentrato nella gestione, con l’approvazione di tutto il vicinato.
Una sorta di complotto “anti-cinese”, che però non ha trovato riscontri. Motivo per cui sono stati tutti assolti e le indagini su quanto avvenuto il 20 maggio del 2011 ripartono da zero. Secondo Paolo Bossi l’avvocato del ragazzo cinese, che oggi vive in Veneto, all’epoca i commercianti non furono molto solidali con lui, ma comunque la parte civile sottolinea che non era intenzione quella di trovare per forza un colpevole, bensì di avere comunque giustizia per quanto accaduto.













