MILANO – La differenza in busta paga spinge ancora infermieri italiani oltreconfine. In provincia di Varese, una giovane professionista ha lasciato un impiego da 1.800 euro al mese per lavorare in Svizzera con uno stipendio di settemila franchi. A riferirlo è Salvatore Santo, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, che conta circa 5.200 iscritti.
«La scelta di andare in Svizzera rimane alta, va a ondate», osserva Santo. Secondo il presidente dell’Opi, l’emorragia di personale sanitario verso il Ticino continua. Alcuni giovani, spiega, accettano di trasferirsi per alcuni anni e poi rientrano in Italia.
Negli ospedali del territorio gli stipendi mensili oscillano tra 1.650 e 2.000 euro, in base a festività e reparto. Il Pronto soccorso prevede indennità aggiuntive. Intanto le aziende sanitarie devono coprire il ricambio del personale.
Ci sono anche segnali di nuove assunzioni. Il concorso dell’Asst Sette Laghi del 22 ottobre ha registrato 56 candidature per 15 posti; 32 persone si sono presentate e 28 sono risultate idonee. Le graduatorie potranno essere utilizzate anche per future necessità. Nelle due Asst della provincia lavorano circa 4 mila infermieri, con una presenza maggiore alla Sette Laghi.
Per trattenere il personale, Santo indica interventi che affianchino la retribuzione: sostegni per l’affitto, agevolazioni per gli spostamenti e servizi per l’infanzia compatibili con i turni. L’obiettivo è rendere più sostenibili lavoro e vita quotidiana, anche attraverso il confronto con le istituzioni.













