Interdetta l’avvocatessa delle truffe. Salgono le vittime, 20 casi sospetti

Il caso - La professionista, accusata anche di estorsione, non potrà esercitare per sei mesi

– Avvocatessa accusata di truffa: scatta l’interdizione. E intanto il numero delle presunte vittime sale. È stato eseguito ieri il provvedimento interdittivo temporaneo a carico della professionista varesina di 55 anni denunciata per truffa, ma anche per estorsione e per aver falsificato delle sentenze giudiziarie facendo credere ai propri assistiti di aver vinto delle cause civili che in realtà, secondo quanto asseriscono gli inquirenti, non erano mai state in alcuni casi nemmeno istruite. Il pubblico ministero , che ha coordinato l’inchiesta condotta dagli agenti della Digos della Questura di Varese, ha chiesto e ottenuto dal gip l’interdizione dell’avvocatessa

per ragioni precise. La professionista, infatti, stando a quanto accertato dagli uomini della polizia di Stato continuava, nonostante l’inchiesta in corso, ad assumere incarichi. Per l’autorità giudiziaria c’era il concreto rischio che vi fossero altri episodi di truffa ai danni di ignari cittadini. Ad oggi le presunte vittime della professionista sono 13: quasi il doppio rispetto al numero di clienti iniziali, sette in tutto, che sporgendo denuncia avevano dato il via alle indagini. Ma non è finita: ogni giorno, praticamente, in Questura si presenta qualcuno che espone il proprio caso esprimendo quanto meno perplessità nei confronti dell’operato della professionista.

Sono una ventina circa complessivamente i casi sottoposti al vaglio degli inquirenti. Secondo l’accusa l’avvocatessa oltre a truffare gli assistiti facendosi pagare per atti poi risultati del tutto falsi oppure cause mai intentate che l’avvocatessa sosteneva di aver vinto propugnando sentenze fasulle che in realtà non erano mai state intentate, avrebbe anche estorto del denaro.
Come? Utilizzando un cliente, con precedenti piuttosto consistenti, per recuperare dei crediti in sospeso. Nei confronti dei clienti che la donna considerava morosi sarebbe state attuate minacce piuttosto credibili da parte dell’emissario della professionista al fine di convincerli a pagare. Durante la perquisizione nello studio della cinquantacinquenne sarebbero state trovate in cassaforte cambiali intestate al “picchiatore” utilizzato per riscuotere pagamenti.
Da oggi la donna non potrà più esercitare la professione forense. L’interdizione, per ora, è di sei mesi. Ma il pm parrebbe intenzionato a chiedere il giudizio immediato. In caso di condanna definitiva la professionista potrebbe essere radiata.
L’Ordine degli Avvocati di Varese ad oggi non ha ancora formalizzato alcun provvedimento disciplinare, nonostante i numerosi esposti presentati contro la professionista da dicembre ad oggi. Probabilmente si attendeva un provvedimento ufficiale da parte dell’autorità giudiziaria che di fatti ieri è stato notificato.

L’Ordine dovrà dunque tenerne conto e agire di conseguenza. L’interdizione temporanea dovrà essere resa nota nei tribunali affinché l’avvocatessa non possa più esercitare durante il periodo indicato dal gip.
Sulle cifre che la professionista avrebbe truffato sono ancora in corso di accertamento: non si tratterebbe però di cifre da milioni di euro, bensì di importi più modesti. Nel panorama forense varesino resta oggi una sola domanda: perchè? La considerazione generale è: «Come pensava di falsificare sentenze e farla franca? Avrebbe fatto prima ad istruire la pratica».