Roma, 9 mag. (Apcom) – Il rapporto tra Chiesa e Internet: è
questo il tema del libro ‘Chiesa e Web 2.0. Pericoli e
opportunità in rete’, scritto da Vincenzo Grienti, giornalista,
(Editrice Effatà, pp. 96; 8,50 euro) che affronta la nuova fase
che sta vivendo il web e l’utilizzo che la Chiesa sta facendo di
questo nuovo mezzo di comunicazione per diffondere il suo
messaggio.
Da un lato uno spazio interattivo e informativo principe della
contemporaneità che ha vissuto negli ultimi anni veloci
cambiamenti rispetto al suo approdo in Italia nei primi anni
Novanta: dall’originaria scoperta della navigazione on line e
della posta elettronica, caratteristiche della fase della Rete
Web 1.0, siamo passati ora a un nuovo scenario multimediale
grazie al Web 2.0, con elevate opportunità di interazione legate
allo sviluppo dei tanto chiacchierati social network. Dall’altro
la Chiesa, il suo messaggio di salvezza con oltre duemila anni di
storia. Il volume analizza con competenza e sobrietà questa nuova
fase della rete, sottolineando in particolare come la Chiesa
comunica all’interno di questo rinnovato “cyberspazio”, come si
ponga nei confronti delle enormi opportunità e degli inevitabili
rischi che la nuova frontiera del Web offre alla società
contemporanea.
Il fenomeno dei social network come Facebook, My Space, Twitter, Wikipedia e tanti altri da qualche anno è approdato in Italia coinvolgendo singoli utenti di internet, soprattutto giovani, ma anche organizzazioni e istituzioni. Le relazioni sono il cuore del Web 2.0, locuzione sintetica, quest’ultima, usata per spiegare che internet è passato da una fase di diffusione popolare, avvenuta circa quindici anni fa, a quella attuale del moltiplicarsi di applicazioni e software che facilitano la socializzazione in
rete. Sono milioni le persone che ogni giorno si connettono a Internet e instaurano relazioni umane. Ma è la stessa cosa di instaurare relazioni faccia a faccia? E la Chiesa come si pone davanti al mondo del Web 2.0? Qual è la “logica del cristianesimo” nella cybercultura? Interrogativi che l’autore Grienti, con il piglio del cronista che vuole cercare di capire questo nuovo fenomeno, affronta in un instant book dal linguaggio semplice e immediato.
“Occorre ‘entrare’ in questa nuova mentalità, non per essere
avvolti e inghiottiti dall’ipertecnologia, come del resto accade
a molti entusiasti del web, ma semplicemente per elaborare un
discernimento sia rispetto alle tesi degli entusiasti, sia nei
confronti dei critici apocalittici – spiega Grienti -. Buon
senso, responsabilità e competenza sono tre parole-chiave su cui
vale la pena puntare. Tre condizioni indispensabili, soprattutto
in questa nuova fase del web accelerata. È d’obbligo anche in
questo ambiente non dimenticare l’esistenza di una “emergenza
educativa” che incita ad essere preparati, ad arrivare prima che
la velocità degli strumenti prenda il sopravvento sull’uomo, a
rendere sempre più necessaria una preparazione adeguata
all’utilizzo dello strumento”.
Monsignor Dario Edoardo Viganò, preside dell’Istituto Redemptor
Hominis della Pontifica Università Lateranense, che firma la
prefazione del saggio, sottolinea che “accanto alle grandi
opportunità, c’è il serio rischio che il web stia creando un
circuito di solitudini di tastiera, di gente che s’illude sul
fatto che per comunicare davvero basti usare il mouse, come
dimostrano i sempre più frequenti casi di dipendenza e di nevrosi
da Internet; insomma non è tutto oro quel che luccica e l’autore
è avvertito sul fatto che i social network possono giocare nella
perdita della dimensione della realtà e far incorrere nella
solitudine del cittadino globale”.
Nonostante, dunque, i pericoli, gli usi impropri legati alla
Rete, pericoli comunque associabili a tutti i mezzi di
comunicazione, internet si è rivelato un medium straordinario,
prosegue monsignor Viganò “in grado di favorire il dialogo fra
gli uomini, nelle diversità culturali, sociali e religiose, in
grado di “promuovere una cultura del rispetto, del dialogo,
dell’amicizia” come ha afferma Papa Benedetto XVI nel suo
Messaggio per la 43 Giornata Mondiale per le comunicazioni
sociali. Benedetto XVI ha infatti messo in evidenza proprio
questo aspetto positivo riscontrabile nelle nuove tecnologie: “In
questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti
digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace
e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il
bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di
cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e
culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e
il senso di corresponsabilità per il bene di tutti”.
Red/Ssa
MAZ
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