Intesa Fiat-Chrysler più vicina, ma resta il nodo banche

Intesa Fiat-Chrysler più vicina, ma resta il nodo banche


Roma, 27 apr. (Apcom)
– Più vicina l’intesa tra Fiat e Chrysler.
Dopo il via libera del sindacato statunitense United auto
workers, l’accordo tra Detroit e il Lingotto compie
un’accelerazione. Ma resta il nodo delle banche e della riduzione
del debito che gli istituti vantano nei confronti della più
piccola delle Big Three. La trattativa ha i giorni contati e
ormai ne mancano solo tre alla data limite fissata da Barak Obama
prima dell’avvio del Chapter 11 (la procedura di bancarotta), una
sorta di amministrazione controllata su cui oggi sembrano essere
caduti anche i tabù della Fiat.

Secondo quanto riportato dal quotidiano specializzato Automotive
News, Fiat vuole proseguire nei negoziati per un’alleanza con
Chrysler anche se l’azienda di Detroit fosse costretta alla
procedura del Chapter 11, con un piano di ristrutturazione
nell’ambito della stessa procedura. Secondo una fonte vicina al
dossier, Fiat sta proseguendo i colloqui per raggiungere
un’intesa entro giovedì. E la Borsa in Italia apprezza: Fiat
varca la soglia degli 8 euro a 8,04 in rialzo del 4,4%, fra
scambi pari al 5% del capitale.

Dopo l’intesa di venerdì con il sindacato canadese è arrivata oggi la notizia dell’accordo con quello statunitense definito dai lavoratori “doloroso”, ma necessario per consentire “di sfruttare la seconda chance per la sopravvivenza di Chrysler”. Il sindacato si augura che gli sforzi chiesti a lavoratori e pensionati con tagli al costo del lavoro e alle assicurazioni sulle pensioni possano portare a una conclusione positiva della vicenda. A cui, come ha sottolineato oggi lo stesso ad di Chrysler, Robert Nardelli, sta lavorando il management delle aziende sia statunitense che italiana.

L’amministratore delegato del Lingotto è infatti ancora negli Usa dove sta lavorando incessantemente anche con la task force governativa. Oggi lo stesso Nardelli ha rassicurato i dipendenti sul fatto che il management sta facendo tutto il possibile per avere aiuti dal governo e salvare i posti di lavoro. In una e-mail Nardelli spiega che la priorità numero uno è di preservare Chrysler e i lavoratori. Nardelli inoltre sottolinea anche che il fondo Cerberus Capital Management è al lavoro con Daimler per cedere la quota del 20% che ha in Chrysler.

Ma per ottenere i sei miliardi di dollari promessi dal governo
Usa, dopo i quattro già concessi, Chrysler deve perfezionare
l’alleanza con Fiat e sciogliere il nodo del debito con banche ed
hedge funds, titolari di 6,9 miliardi di dollari di crediti.
La task force governativa guidata da Steve Ratter
ha il compito di convincere le banche, Jp Morgan,
Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs, a una maggiore
flessibilità nei rimborsi. Le banche hanno fatto sapere di poter
accettare un taglio del 46% dei loro crediti (riducendoli da 6,9
a 3,75 miliardi di dollari), rinunciando anche alla quota cash di
Fiat in Chrysler ma chiedono di potere avere anche un 40% nella
nuova società, contro un 20% che inizialmente andrebbe
all’azienda italiana, una delle condizioni cui Torino non
intenderebbe rinunciare.

E ai sindacati italiani in particolare alla Cgil che chiedono
garanzie occupazionali anche in Italia risponde il ministro dello
Sviluppo economico, Claudio Scajola: “Una volta chiusa la
trattativa con Chrysler, e una volta che l’auto sarà in ripresa
con risultati più significativi e consolidati che ci auguriamo
arrivino entro il prossimo mese, a quel punto potrà essere matura
una valutazione complessiva degli investimenti Fiat in Italia”.

Cep

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