VARESE Doveva essere un intervento straordinario per rispondere all’emergenza del credito alle imprese, ma dopo più di sei mesi di attese, critiche e appelli inascoltati, il fondo regionale di Confiducia è ancora fermo al palo. Se non diventerà operativo nei prossimi giorni, Varese, che era stata la prima provincia a fare la sua parte, mettendo già novembre a disposizione tre milioni di euro con la Camera di commercio e un milione con la Provincia, annuncia che percorrerà una strada alternativa per garantire i finanziamenti alle imprese alle prese con la stretta del credito.
Non sono bastati, infatti, i solleciti di praticamente tutte le associazioni di categoria: le imprese varesine ad oggi non possono ancora utilizzare il fondo regionale da 51 milioni (6 dei quali per Varese) che innalza le garanzie offerte dai confidi aderenti a Federfidi Lombardia, fino ad una copertura del 70% dei finanziamenti concessi dalle banche. L’ultimo appello in ordine di tempo è arrivato dal presidente di Cna Varese Daniele Parolo, che ha denunciato come il risultato attuale di Confiducia denoti «un’incapacità di intervento in Lombardia che deve rappresentare un elemento di riflessione autocritica». Pochi giorni prima il presidente di Api Varese Franco Colombo aveva sottolineato come il progetto fosse «tristemente fermo, nonostante l’impegno di Camera di Commercio e Provincia di Varese, perché tuttora mancano le firme delle banche». Dopo l’ideazione a novembre e l’approvazione del progetto in Regione (già in ritardo) a febbraio, infatti, si attendevano gli accordi con gli istituti di credito, ma a Varese non è ancora partito nulla. In questi giorni Unioncamere Lombardia ha inviato alle banche un sollecito, predisponendo alcuni tavoli tecnici per superare le criticità tecniche emerse del meccanismo del fondo, da cui si spera possa arrivare una svolta.
«Non nascondo che la situazione attuale è antipatica – dice il presidente della Camera di Commercio di Varese Bruno Amoroso – siamo stati i primi a mettere a disposizione le risorse, con una delibera del 4 novembre, seguiti subito dopo dalla Provincia, consapevoli che si trattava di affrontare un’emergenza. Il fatto che il sistema non sia ancora partito grida vendetta e abbiamo più volte protestato, visto che il la contro-garanzia garantisce assoluta sicurezza alle banche, limitandone il rischio ad appena il 30%. Ma le intese sottoscritte con gli istituti di credito per il momento sono state poche e solo per le
province di Sondrio e di Bergamo. A questo punto, ci attendiamo un’accelerazione, ma se nel giro di pochi giorni non si dovessero vedere cambiamenti concreti, siamo pronti a prendere iniziative». Amoroso annuncia in quel caso l’intenzione di proporre alla prossima giunta camerale – da convocare anche prima della data prevista del 18 giugno – di mettere a disposizione risorse ad hoc per sopperire alla mancanza di Confiducia: «Se non ci sarà un deciso passo avanti, e un timido accenno a questo punto non basta, potremmo decidere un’azione locale, destinando risorse direttamente ai confidi della categorie. Una sorta di “Confiducia varesino”».
L’idea di tentare altre vie per assicurare il credito alle imprese, persino l’ipotesi di uscire dal sistema Confiducia, è condivisa dal presidente della Provincia Dario Galli che giudica la situazione attuale «vergognosa, degna di una regione mediterranea e non una mitteleuropea come dovrebbe essere la Lombardia». «Se la Camera di Commercio dovesse decidere per iniziative proprie, anche di ritirare la sua quota dal fondo regionale noi la seguiremmo – dice Galli – a quel punto faremmo un concorso in poco tempo, creando un consorzio di garanzia agile per mettere a disposizione il fondo alle banche che ci stanno». Secondo il presidente della Provincia, Varese non ha nulla da rimproverarsi in questa vicenda: «A rimorchio della Camera di Commercio, ci avevamo messo pochi giorni, lo scorso novembre a mettere a disposizione i soldi – dice Galli – A questo punto non so più nemmeno dire chi tiene bloccato il sistema, ma una cosa è certa: con il federalismo la Provincia ne avrebbe messi 100 e non 1 milione euro e il sistema sarebbe già partito. È l’ennesima dimostrazione che il livello provinciale è quello giusto a garantire efficienza».
Piero Orlando
f.tonghini
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