«Minacciato soltanto per essergli passato accanto. Come se fossero loro a controllare “il territorio” e io non avessi diritto di camminare lì».
La denuncia arriva dal vicesegretario provinciale della Lega Nord Marco Bordonaro.
Che racconta quanto gli è accaduto ieri mattina mentre raggiungeva la stazione delle Ferrovie Nord di Varese percorrendo una breve strettoia.
«Un capannello di persone – dice Bordonaro – Cinque o sei. Tutti stranieri. Che alle 8 di mattina certo non avevano la preoccupazione di andare a lavorare. Gli sono passato accanto e sono stato minacciato: Capo pestare qua! Pestare qua! Chiaramente volevano che mi allontanassi, che non passassi di lì. Io come tutti gli altri che dovevano andare a prendere il treno».
Bordonaro spiega: «si sono comportati come se quello fosse territorio loro, come se comandassero loro. E non gradendo il passaggio di “estranei” hanno reagito in quel modo. Si sono comportati come se avessero preso possesso di una pubblica via. Alla quale avrebbe dovuto avere accesso soltanto chi era loro gradito. Per gli altri grida e minacce».
Bordonaro continua: «io sono grande e grosso. Ho accelerato il passo, non ho cambiato strada per questioni di principio e sono andato al treno. Ma se fosse toccato a un ragazzino? O ancora peggio se fosse stata una ragazza a passare di lì? Se in quel caso non si fossero limitati alle minacce?».
E Bordonaro torna sul tema della sicurezza.
«Quella zona, la zona delle stazioni, peggiora di giorno in giorno – spiega – l’amministrazione Galimberti ha fatto tanti proclami. E basta. A no, ha messo un Tricolore a sventolare a tutela delle stazioni ferroviarie. Un bel Tricolore sul degrado».
Che la situazione nelle due stazioni varesine sia difficile è emerso in più occasioni.
Pochi giorni fa era stata fotografata e segnalata una nuova tendopoli messa in piedi proprio al fianco della banchina da senza tetto e clochard.
Bivacchi già presenti durante il periodo invernale, con preoccupazione che il gelo mietesse delle vittime, oggetto di discussioni e confronti.
Che oggi sono ancora lì. Per fortuna senza il rischio che qualcuno muoia di freddo almeno sino all’arrivo dell’inverno. «E con il risultato che ormai queste persone, che non si sa cosa facciano, come impieghino il loro tempo, hanno iniziato a considerare la zona come loro territorio – conclude Bordonaro – andando avanti così dovremo chiedere loro il permesso per poter andare a prendere un treno».













