“Io, varesina a Bangkok Tra la folla e gli spari”

“Io, varesina a Bangkok Tra la folla e gli spari”

VARESE Rachele Meazza, la ragazza di Bangkok, domani farà ritorno a casa. Per undici mesi la studentessa del liceo classico Cairoli ha vissuto ospite di una famiglia thailandese, alla periferia di Bangkok, nell’ambito del progetto di scambio culturale Afs Intercultura. Ha frequentato la scuola, ha conosciuto la gente del posto e ha vissuto l’evolversi degli scontri, dalle prime manifestazioni non violente fino alla guerriglia urbana. «Ho visto negli occhi della gente i cambiamenti di questi mesi – ci scrive “Rach”, così la chiamano gli amici – Ho avuto la possibilità di parlare con diverse persone del posto e di diverse parti politiche. La televisione da giorni manda filmati di quello che succede, passo le giornate con i rumori della folla, degli spari. Ho cercato di informarmi con diversi giornali e ho capito che alcune cose vengono oscurate dalla rete pubblica e dalle maggiori testate internazionali».Tra le avventure più toccanti c’è sicuramente il tuffo tra le camice rosse. «Sono ben organizzati – scrive la studentessa – Hanno tende, baracchini con cd in vendita, magliette, cibo, telefonini e tutto quello che può servire». Fino a marzo Rachele è andata a scuola: «Ogni mattina 3500 studenti si allineano ordinati, cantano l’inno, la preghiera buddhista, la canzone della scuola. Gli insegnanti camminano tra le righe, ogni alunno con le mani giunte si inchina portando rispetto. Controllano che tutti gli studenti siano in ordine, con la camicia infilata nei pantaloni o nella gonna, la cintura all’altezza giusta, niente gioielli, né orologio, né smalto, i capelli ben ordinati. I ritardatari vengono messi in un angolo,

in attesa della punizione che consiste nel fare venti giri del campo di corsa con lo zaino sulle spalle, oppure piegamenti sotto il caldo sole del mattino». Rachele è stata ospite di «una famiglia fantastica, molto impegnata con il lavoro». A scuola ha seguito la maggior parte delle lezioni in inglese. «Imparare il thailandese non è stato semplice, e ancora adesso ho parecchie difficoltà. Riesco a capire, dire qualcosa, ma nel leggere e nello scrivere mi ingarbuglio parecchio». Una grande differenza con l’Italia è il rispetto dovuto al re. «Ci sono sue immagini in tutto il paese, agli angoli delle strade. Quando nei luoghi pubblici suona l’inno nazionale, o la canzone regale, è d’obbligo alzarsi in piedi, fermarsi, non parlare. Non si possono fare commenti riguardo al re, si rischia la prigione». A Rachele adesso mancherà «la sorellina che salta sul letto la mattina cantando le canzoni italiane. Il mangiare sempre e solo riso, il caldo soffocante, il traffico assurdo, gli odori, i colori, le strade piene di gente con bancarelle di cibo ovunque, i monsoni, il treno di trent’anni fa che corre tra le palme, i grattacieli di Bangkok». La giovane reporter, che ha collaborato anche con Radio Due come corrispondente dalla guerriglia, lascerà presto il posto alla studentessa di sempre. I libri “thai” verranno sostituiti da quelli di greco: c’è tutto il programma di quarta da recuperare prima di tornare sui banchi e sostenere l’esame di maturità classica. «Passerò l’estate sui libri e a settembre farò undici simpatici esami. Ma ne è valsa la pena». Adriana Morlacchi

s.bartolini

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