VARESE «Eravamo in albergo, hanno interrotto la conferenza in corso per chiederci di tornare tutti nelle nostre camere e di non uscire fino a nuove indicazioni». Poi, è stato il delirio. Daniela, gallaratese che chiede di non pubblicare il cognome per ragioni di sicurezza dal momento che lavora con l’Egitto, è tornata domenica pomeriggio dal Cairo dove si è fermata tre giorni per una conferenza sull’oncologia. E ha visto praticamente tutto quello che serviva vedere per capire il clima che si respira da quelle parti. Parlare di terrore, tutto sommato, non è nemmeno troppo fuori luogo. E’ arrivata giovedì pomeriggio come previsto, e fino a sera nessun problema: i relatori del convegno erano anche usciti a cena nel centro città, considerato sicuro. Solo rientrati in albergo gli ospiti sono stati avvisati che nel pomeriggio erano previste manifestazioni e pertanto era fortemente sconsigliato uscire, soprattutto per andare nelle piazze principali e nei luoghi di raccolta. «Già venerdì mattina – racconta la testimone – abbiamo visto la polizia che nella zona intorno ai palazzi del governo si stava preparando con scudi ed elmetti in assetto antisommossa. Ma all’interno dell’albergo non c’era paura». Nemmeno quando hanno chiesto di rientrare in camera, secondo Daniela: «La loro sola preoccupazione era tenere al sicuro gli ospiti, e la cosa più sicura per noi era stare in camera. Nel frattempo hanno chiuso tutte le entrate e le uscite. Noi dai balconi delle stanze vedevamo praticamente tutto». Non potevano comunque stare fuori molto a lungo: i lacrimogeni lanciati dalla polizia sui manifestanti avevano talmente impregnato l’aria che dal sesto piano su cui si trovava Daniela non si riusciva nemmeno a
respirare. Si fermavano appena il tempo di lanciare delle bottigliette d’acqua alla gente in strada che ne aveva evidente bisogno.All’inizio non erano in tanti, «qualche centinaio» secondo Daniela, ma sono aumentati di ora in ora fino al degenero del tardo pomeriggio. «Hanno iniziato ad incendiare le macchine anche vicino al nostro albergo. Abbiamo visto il palazzo del governo andare a fuoco». Tutto questo venerdì, a convegno sospeso per evidenti ragioni, prima che scattasse anche il coprifuoco per il giorno seguente per le manifestazioni preannunciate. Solo che a differenza di venerdì, sabato la polizia non c’era del tutto e la gente era molta, molta di più: «Saranno state decine di migliaia di persone», continua Daniela, «forse centinaia di migliaia. Siamo scesi dalle camere alle 9 e ci hanno detto subito che la conferenza era stata annullata e di tenerci pronti ad evacuare perché quel luogo per noi non era più sicuro». Mezz’ora di tempo e gli ospiti erano già tutti sul pullman diretto in un albergo vicino all’aeroporto, collocato nella zona del “New Cairo” che è considerata più tranquilla, con calda raccomandazione di fare il biglietto quanto prima.Solo che lì, nel frattempo, si erano riversati praticamente tutti gli stranieri. «Siamo state fortunate, io e la mia collega. Abbiamo fatto immediatamente i biglietti e siamo riuscite a partire domenica pomeriggio con 2 ore per fare il check in e 3 ore di ritardo sul decollo. Chi ha aspettato il primo pomeriggio è rimasto a terra fino ad oggi». Le compagnie di bandiera inoltre privilegiano i connazionali. «Sconsiglio assolutamente di andare in qualunque zona dell’Egitto in questo momento, la situazione è fuori controllo».Francesca Manfredi
s.bartolini
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