VARESE Sedici anni sotto processo per avere indossato la camicia verde. E dopo quest’odissea, forse, quella di sabato 25 febbraio sarà l’ultima udienza. In quel caso, i lumbard passeranno al contrattacco: «Chiederemo i danni allo Stato».Stefano Cavallin, storico militante del Carroccio di Varese, rieletto questa mattina per acclamazione (candidato unico) come segretario della prima circoscrizione leghista (Varese e Valceresio), racconta la sua epopea giudiziaria. Militante della prima ora, iscritto dal 1994, nel 1996 è finito nell’inchiesta di Verona, condotta dal giudice Guido Papali, contro le camicie verdi per «deperimento del sentimento nazionale e attentato all’unità dello Stato».Difeso dal sindaco Attilio Fontana, è da sedici anni sotto processo, insieme ad altri 35 militanti. All’inizio erano 45, ma nove, in
quanto parlamentari, ne sono usciti avvalendosi dell’immunità. Il calvario è andato avanti per gli altri 36.«Se andrà come previsto – spiega Cavallin – la corte dovrebbe ratificare la sentenza della Corte Costituzionale e quindi chiudere il procedimento. In quel caso ho intenzione, insieme ad altri sotto processo, di fare ricorso alla Corte di Giustizia Europea e chiedere i danni allo Stato italiano. Per sedici anni sono stato perseguitato senza motivo, con danni e problemi a me e alla mia famiglia».«I danni andrebbero chiesti ai magistrati – annuncia Cavallin – purtroppo non c’è ancora la legge sulla responsabilità civile». L’udienza è fissata per sabato 25 a Verona, sede del processo. Dovrebbe essere presente, per solidarietà, anche l’ex ministro Roberto Maroni.
s.bartolini
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