La carica dei trecento per un lavoro Plotone per il posto fisso a Varese

Sono più di 300, prevalentemente donne, coloro che aspirano a essere il funzionario museale di Varese. Provengono da ogni angolo dello stivale, dal Friuli alla Sicilia.

Tutti con un sogno: diventare il “custode” dell’identità e delle finalità del museo. Sarà lui, o meglio “lei” viste le tante candidature “rosa”, la persona che avrà la responsabilità del museo, pianificandone le attività, attivandosi per reperirne le risorse, curando le collezioni, acquisendo eventualmente nuovi “pezzi”.

In pratica, il vincitore avrà la possibilità di contemplare i quadri dei nostri musei, pensando a come fare per aumentarne i fruitori e magari proponendo qualche nuova mostra.

Adesso per i candidati – tutti laureati in beni culturali, lettere o lauree equipollenti – sono in arrivo le prove concorsuali, due scritti e un orale. Verranno testate le conoscenze in storia dell’arte, museologia, conservazione, ricerca storica, tecniche di educazione, promozione e comunicazione, ordinamento degli enti locali, sicurezza sui luoghi di lavoro, attitudini organizzative e gestionali.

L’adrenalina è alle stelle. Anche il trattamento economico è di tutto rispetto: 26.366,32 euro lordi. La tipologia dell’incarico è selettiva: non sono molti in Italia a poter ambire a un posto di questo tipo perché i requisiti sono molti. Diverso era stato il caso, nel 2009, del concorso indetto dal Comune per trovare un aiuto bibliotecario per i ragazzi.

In quel caso a provarci erano stati quasi in 600. Quella volta il sogno aveva fatto (e rifatto) il giro dell’Italia, portando a Varese un vero e proprio esercito di persone desiderose di lavorare a contatto con i bambini, in un luogo silenzioso e pieno di favole.

In proporzione, vista la tipologia di incarichi, il numero di candidati è comunque elevatissimo. Passano gli anni, ma il posto fisso a quanto pare non perde la sua attrattiva. Anzi, l’aumenta. Tanto più se è nel settore della cultura.

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