La città giardino rifiorisce coi senzatetto: l’esempio migliore arriva dagli ultimi

In venti assistiti dai City Angels hanno ripulito molte vie del centro città in cambio di buoni spesa. Gli sguardi della gente, qualche grazie e una richiesta martellante: «Dateci un lavoro, uno qualunque»

– Andrea De Carlo lo descrive magistralmente in “Due di Due”: «…ci seguiva con la testa girata nel vecchio modo milanese, morboso e riservato». L’anziana signora a passeggio sotto il tiepido sole si blocca davanti al transito dell’improbabile brigata con scope, guanti e sacchi viola. Non si sa cosa le passi per la testa: l’occhiata che lancia è strascicata, l’espressione è ferma, basita, forse anche un po’ risentita, sicuramente sguazzante in un senso di anormalità che le è balzata subito dentro. C’è, però, anche chi ringrazia. Con gli occhi di cui sopra e con le parole: «State ripulendo l’entrata della

scuola di mio figlio, bravi». Arriva l’assessore , colui che insieme al cuore di e degli altri volontari ha dato vita al progetto. Si avvicina ai netturbini improvvisati, li ringrazia e viene ringraziato. Lu, etiope in Italia da 19 anni, senza occupazione perché la ditta in cui ha faticato per 11 è fallita, si fa sotto: «Assessore, qui non c’è lavoro». «Lo so, è dura anche per gli italiani. Non hai mai pensato di tornare in Etiopia?». La risposta va sul gradino più alto del podio, perché esce in un dialetto da far invidia alla Famiglia Bosina: «A fa cusè?».

Sprazzi di umanità di una mattina diversa dalle altre. In venti (“senzatetto”? “bisognosi”? “disperati”? Le etichette hanno vita breve e a volte sono banalmente squallide) tra coloro che ogni domenica si affidano ai City Angels perché nulla hanno da mangiare, ieri hanno ripulito Varese. Hanno tolto la sporcizia dalle aiuole, hanno raccolto mozziconi e bottiglie lasciate in giro dal popolo festante del sabato sera, hanno guardato dove nessuno guarda – nemmeno chi dovrebbe farlo di mestiere – e vi hanno trovato cartacce, ancora sigarette consumate, ancora contenitori di alcolici. Lo hanno fatto con entusiasmo ed estrema meticolosità, interpretando l’iniziativa nell’unico spirito possibile: come un lavoro. Un lavoro per chi non ce l’ha. Hanno vinto i City Angels Varese e l’amministrazione comunale che ha supportato il progetto di coinvolgere i figli bisognosi della città in qualcosa di proficuo per la collettività. Ha vinto Aspem, che ha fornito il materiale necessario alla domenica di pulizia (scope, guanti, secchielli e sacchetti), e hanno vinto i cittadini che hanno dato un contributo economico per finanziare l’iniziativa, per permettere a queste persone di avere una semplice ricompensa a fine incombenza: un buono spesa da venti euro ciascuno.

Ha vinto soprattutto la Città Giardino, che in alcuni suoi angoli – inutile nasconderlo – non è tale, a meno di immaginarla un giardino sporco. La brigata si è ritrovata alle 8.30 nei pressi della Stazione nord e ha iniziato la cernita della sozzura, un vocabolo che senza dubbio si addice agli anfratti di via Adamoli: in quaranta minuti, i venti operatori ecologici di giornata hanno riempito 15 sacchi viola solo lì, con bottiglie, carte, escrementi, addirittura siringhe. Il titolare del bar Gioia, proprio di fronte, ha offerto a tutti il caffè: la truppa, per sdebitarsi, gli ha pulito il marciapiede adiacente al locale. Quello del barista non è stato l’unico bel gesto di giornata: una signora ha portato i kiwi, la pasticceria Brenna i

pasticcini. Si passa da piazza Mercato e si arriva in via Como: davanti alla scuola Mazzini, in mezzo al contorno di residui del sabato sera che punteggiano gli spazi verdi, c’è pure una poltrona abbandonata. Davanti alla basilica di piazza San Vittore le sigarette alla base delle pianticelle vengono raccolte praticamente a mano, in piazza del tribunale ci sono i portici lordati dal menefreghismo dei giovani della notte: una passata di chi non ha nulla e ritorna il decoro. Lo stesso accade in via Dandolo. Ci vogliono due ore e mezza solo per ridare luce a quattro luoghi del centro: l’idea – condivisa da tutti grazie al buon esito di ieri – è di ripetere l’iniziativa, in modo da dare spazio anche ad altre zone.

Le due ore e mezza valgono anche il tempo di raccogliere brani di vita che di solito rimangono nascosti. C’è Renato che ti lascia un numero di telefono nel caso tu abbia notizia di un lavoro («Qualunque, sono disposto a fare tutto»), c’è Francesco che è invalido e anni fa si è speso con una raccolta firme per non far chiudere la sede degli “Angeli” che ogni domenica lo salvano. C’è Roberto che ha sistemato il figlio e non se stesso e c’è Gabriele, che vive in una roulotte e si ricorda con precisione il momento in cui ha smesso di bere («22 febbraio 2015, alle 2.25 di mattina»). C’è Lu con i suoi quattro fratelli che l’hanno raggiunto da poco, c’è Georgy che arriva dall’Ucraina e non spiccica una parola nella nostra lingua, mentre Janina – che negli occhi riflette il mare del Madagascar – parla e dice che ha il diabete. Sono loro, tutti i volti dei “figli” di Maura, colei che vive per dare luce al buio che ogni giorno le si palesa – respirante – davanti. Sono italiani e stranieri: la par condicio del bisogno, tanto a cara a chi ha la lingua lunga, nella domenica di pulizia è rispettata.