La crisi a Gallarate Non si salva nessuno

GALLARATE «È la crisi del doppio tuffo: pensavamo di aver toccato il fondo, ma, non appena rialzata la testa, abbiamo subito ricominciato a cadere». La Camera del lavoro di Gallarate non è il posto migliore per dire che la crisi è alle spalle.Lo sa bene il segretario della Fiom Domenico Lumastro, sua la metafora, che si occupa del settore metalmeccanico. Comparto che nel solo 2010, nel distretto di Gallarate, «su circa 8 mila addetti ne ha visti più di 6 mila coinvolti in periodi di cassa integrazione». Nello specifico, la cassa ordinaria ha riguardato 4.800 lavoratori, quella straordinaria ne ha interessati 1.1000, mentre 400 hanno fatto ricorso ai contratti di solidarietà. Ovvero a riduzioni di orario e salario uguali per tutti i dipendenti.Ora, non tutti sono rimasti in cassa per tutto l’anno, ma se si considera che «su un reddito di 20 mila euro dodici mesi di ammortizzatori sociali significano una perdita di sette, ottomila euro», è possibile comprendere le dimensioni del problema. Reso ancora più acuto con la tredicesima «per molti sarà dimezzata». E se va male la meccanica, un settore come il tessile, in crisi strutturale da anni, non è da meno. «Noi seguiamo 110 aziende, quest’anno forse dieci non hanno fatto ricorso alla cassa», racconta Domenico De Felice, «e solo negli ultimi cinque anni ne abbiamo viste chiudere 62».Addirittura, aggiunge il segretario generale Antonio Ciraci, «per la prima volta la crisi

sta colpendo il commercio, un settore che negli ultimi anni aveva assorbito i lavoratori usciti dalle realtà produttive». Di più. «È in crisi anche il terziario, capita sempre più spesso che ai sindacati si rivolgano dipendenti di studi professionali, di notai piuttosto che di commercialisti». I numeri forniti dalle diverse sigle della Cgil, si riferiscono a quei lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato. E i precari? Statistiche, per loro, non ce ne sono. Per capire la portata del fenomeno, o meglio per stimarlo, si può però guardare al settore della chimica e della gomma-plastica. «Le aziende di questo comparto, normalmente, assumevano lavoratori interinali per far fronte ai picchi di lavoro», spiega Luciano Pellizzaro «si trattava del 30, anche del 40 per cento dei lavoratori». Nessuno dei quali, negli ultimi mesi, è stato richiamato in fabbrica.Aziende in sofferenza, dunque, con i lavoratori in cassa. Ma c’è anche chi sta peggio e, stretto dalla crisi, fallisce. Nel 2008 il Tribunale di Busto Arsizio, competente anche per il Gallaratese, emise 66 sentenze di fallimento, salite a 83 nel 2009 e a 86 quest’anno. «Questo aumento testimonia il grave momento di crisi», spiega l’avvocato Dario Minella, esperto di diritto d’impresa, «purtroppo non sono molti gli imprenditori che scelgono di accedere al concordato preventivo». Solo 14, quest’anno, le imprese che hanno sfruttato l’opportunità concessa dalla legge di evitare il fallimento pagando solo una parte dei debiti contratti.

e.romano

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