La Juve paga per cori razzisti, la Figc pensa a norme più severe

La Juve paga per cori razzisti, la Figc pensa a norme più severe

Roma, 21 apr. (Apcom) – La Juventus ha pagato a caro prezzo i cori razzisti dei suoi tifosi nei confronti di Mario Balotelli. Il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, ha infatti imposto al club bianconero di giocare il prossimo match casalingo a porte chiuse a causa dei sistematici cori razzisti rivolti all’attaccante dell’Inter del match di campionato giocato sabato a Torino. Nella sentenza comunicata dalla Lega Calcio si legge come “nel corso della gara, in molteplici occasioni (con particolare riferimento ai minuti 4′, 26′, 35′, 41′, 42′ del primo tempo e

11′, 19′ 22′, 25′, 30′ del secondo tempo), sostenitori della Società ospitante, in vari settori dello stadio, intonavano corsi costituenti espressione di discriminazione razziale nei confronti di un calciatore della squadra avversaria”. Il giudice sportivo ha voluto sottolineare di aver maturato la decisione di imporre l’obbligo di disputare un turno casalingo a porte chiuse “preso atto dell’assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della società”. La squadra di Claudio Ranieri dovrà giocare a porte chiuse la partita del tre maggio contro il Lecce.

Tutto il mondo del calcio, con in testa il presidenti di Inter e
Juventus, ha aspramente condannato il comportamento di una parte
dei tifosi bianconeri all’Olimpico di Torino. “Sono episodi che
danneggiano noi e il nostro calcio”, ha tuonato il presidente
della Lega Calcio Antonio Matarrese chiedendo una profonda
riflessione alla Figc. “La Figc è l’organo che garantisce il
rispetto delle regole e allora Abete deve avere la pazienza di
dire: fermiamoci e ragioniamo. Non mi meraviglio più di questo
nostro paese, non c’è più rispetto delle regole e allora serve
un’iniziativa forte. Io al posto di Abete avrei fatto una
riunione degli stati generali, comprese anche le tifoserie, avrei
fermato la macchina perché così si sfascia tutto. Continuiamo a
parlare, ci scandalizziamo ma sappiamo che può succedere ancora”.

Anche il Coni chiede interventi mirati per arginare il problema che ciclicamente torna ad affliggere il calcio italiano. “Episodi di questo genere devono essere condannati e, dal punto di vista disciplinare, bisogna in qualche modo trovare le formule per cercare di bloccarli in maniera importante”, ha affermato il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi. “In un caso come questo

– ha continuato Pagnozzi – non si può non chiamare in causa il concetto del razzismo e credo non valga la pena cercare motivazioni sul piano della provocazione e dei comportamenti del calciatore. Si può benissimo criticare un giocatore – ha concluso il segretario generale del Coni – ma non si può assolutamente scendere a questo tipo di manifestazioni”.

Il presidente della Figc Giancarlo Abete ha chiesto “scusa”
all’opinione pubblica sottolineando però l’assenza di
responsabilità da parte delle istituzioni calcistiche. Il numero
uno della federcalcio ha inoltre ribadito che i regolamenti
italiani vanno già oltre quelle che sono le semplici linee di
indirizzo di Fifa e Uefa sul problema. “Esprimo ferma condanna e
vivo rammarico per l’episodio avvenuto nei confronti di
Balotelli. Si può rivedere il quadro normativo della Figc, però
il calcio italiano non è la feccia del mondo, il razzismo è un
fenomeno che va al di là della dimensione sportiva. Io mi scuso
come presidente della Figc – ha continuato Abete – nei confronti
dell’opinione pubblica. Mi scuso come deve fare chi ha
responsabilità. Poi però non ci sono in questo caso situazioni
rapportabili alla Figc in quanto tale. Gli arbitri hanno
rispettato le regole e anche gli ispettori hanno fatto il loro
dovere, come si vede dalla decisione del Giudice Sportivo. Noi
come Figc non vogliamo certo restare in silenzio”.

Abete ribadisce la posizione della Figc: “Al di là dell’episodio
di sabato che determina una ferma condanna da parte nostra – ha
continuato Abete – dobbiamo avere ben presente che non esiste una
normativa né della Fifa, nè della Uefa che preveda la sospensione
delle partite per episodi di questo genere. C’è una linea di
indirizzo politico dei presidenti Blatter (Fifa) e Platini (Uefa)
di forte contrasto, ma è una cosa diversa”.

L’articolo 62 delle Noif prevede che soltanto il responsabile
dell’ordine pubblico può decidere di sospendere la partita ed
esclusivamente in caso di striscioni discriminatori, ma non in
caso di cori: “Faremo una riflessione in occasione del prossimo
consiglio federale – ha aggiunto Abete in una conferenza stampa
convocata ad hoc – per vedere se il quadro normativo vigente può
essere ulteriormente rafforzato, anche se già adesso va al di là
rispetto a quelli che sono i regolamenti di Fifa e Uefa. Si può
creare un maggiore livello di responsabilizzazione per chi crea
situazioni, come gli striscioni e i cori. Comunque, siccome in un
evento come una partita di calcio prevale l’ordine pubblico, non
può essere un arbitro a prendere una decisione se non c’è la
condivisione dei delegati di Fifa e Uefa e soprattutto del
delegato all’ordine pubblico”.

Quanto all’atteggiamento in campo di Balotelli che alcuni
giocatori bianconeri hanno criticato, Abete ha affermato: “Quando
si è all’interno di situazioni del genere, ogni atteggiamento
richiede responsabilità. Questo vale per tutti, i comportamenti
che si tengono in campo sono oggetto di una valutazione ma
comunque nulla è giustificabile, qualsiasi siano gli
atteggiamenti non si possono accettare certe cose”.

Cep

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