Nel fine settimana il centro diventa palcoscenico di uno spettacolo itinerante che svela alcuni racconti sommersi della Città Giardino persi in un dramma per noi passato e in altre parti del mondo terribilmente attuale: le bombe sulla città.
Doppio anniversario e doppia rappresentazione (sia sabato alle 16 che domenica alle 18) per «Pugni e biciclette – Storia di un regime di provincia», scelto per ricordare sia la Liberazione del 25 aprile 1945, sia i due bombardamenti che sconvolsero la città nell’aprile dell’anno precedente.
Il dress code per partecipare all’evento teatrale non è l’abito da sera: servono scarpe comode. Perché per vivere questo spettacolo bisogna camminare. Poco più di due chilometri in meno di due ore, a partire da piazza Monte Grappa (luogo di ritrovo e di partenza). Qui dalla fine degli anni Venti inizia
l’opera del regime: si rade al suolo un intero quartiere per costruire la nuova piazza e gli edifici che la circondano e trasformare così il borgo di Varese in una città capoluogo. È l’inizio del regime e l’inizio dello spettacolo che si concluderà ai Giardini estensi con la visita al rifugio antiaereo.
Nato all’interno del progetto Iceberg di Karakorum teatro che comprende 5 spettacoli itineranti per un totale di 15 repliche da qui a settembre, «Pugni e biciclette», attinge a piene mani da realtà e immaginazione. Affidando la narrazione a due personaggi storici: Calogero Marrone, eroe della resistenza proclamato Giusto Tra Le Nazioni, e Domenico Castelletti, podestà della città fino al 1944. La loro vita si intreccia a quella di altri personaggi, di cui si racconta la storia, per scoprire alla fine un’amara crudeltà: «Sotto le bombe tutti gli uomini sono uguali», spiegano gli autori Stefano Beghi e Matteo Sanna.
Il pubblico immaginerà a San Vittore nel giorno dei funerali solenni per le vittime dei due bombardamenti dell’aprile del ’44, per poi proseguire verso alcuni dei luoghi chiave della Resistenza. L’abitazione di don Luigi Locatelli in piazza Carducci, ad esempio, una delle sedi della controinformazione antifascista dove il Cln di Varese trattò la resa dei tedeschi. Fondamentale la Ciclofficina di Augusto Zanzi, al civico 30 di via Carducci: un vero e proprio laboratorio di antifascisti da cui passarono tutte le staffette partigiane, e molti campioni di ciclismo.
E poi in via Sempione, dove abitava e dove venne arrestato nel gennaio del ’44 il capo ufficio anagrafe Calogero Marrone, colpevole di aver aiutato la fuga di ebrei e antifascisti e che per questo perse la vita nel lagher nazista di Dachau.
E quindi i luoghi dei martirii, dal carcere dei Miognia via Dante: la villa Triste di via Dante, le cui cantine furono trasformate dai repubblichini in camere di tortura e la clinica La Quiete, dove vennero arrestate decine di finti pazienti che avevano trovato qui rifugio. La palestra della gioventù littoria, la Questura, e poi le ville: Villa Concordia in via Solferino, sede della violenta Guardia Doganale di Frontiera e in via Copelli Villa Assman e la Casa dei Balilla.













